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13enne si toglie la vita, si indaga per istigazione al suicidio: “Cosa potrebbe essere successo”

Pubblicato: 10/01/2026 11:38

Istigazione al suicidio. La procura di Viterbo ha aperto un fascicolo sulla morte del 13enne trovato senza vita davanti casa il giorno prima del rientro a scuola dopo le festività natalizie: gli investigatori si concentrano sull’ambiente scolastico. L’inchiesta al momento contro ignoti, vuole chiarire i dubbi che riguardano in relazione alla morte di Shyliuk Artem, il ragazzo di 13 anni di origini ucraine trovato senza vita nella notte tra il 6 e il 7 gennaio sotto la propria abitazione, in via Palmanova, nel capoluogo della Tuscia.

Il pubblico ministero Michele Adragna, come atto dovuto, ha disposto l’esame autoptico, che è stato eseguito nel pomeriggio di oggi presso il cimitero di San Lazzaro a Viterbo. I risultati dell’autopsia non saranno immediati: per le conclusioni definitive saranno necessari alcuni giorni.

La tragedia si è consumata in ambito familiare. È stata la madre del ragazzo a dare l’allarme, dopo essersi affacciata dalla finestra del bagno e aver visto il corpo del figlio a terra, tre piani più in basso. I soccorsi, giunti rapidamente sul posto, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Accertamenti sull’ipotesi bullismo

Gli inquirenti stanno cercando di capire se dietro il gesto estremo del tredicenne possano esserci episodi di bullismo o situazioni di forte disagio psicologico, maturate in particolare nell’ambiente scolastico. È su questo fronte che si stanno concentrando ora le indagini, con l’obiettivo di ricostruire il contesto relazionale vissuto dal ragazzo negli ultimi mesi.

Gli investigatori stanno analizzando la sua vita quotidiana, i rapporti con i compagni di classe e con il personale scolastico, eventuali segnali di isolamento, derisione o pressione emotiva. Saranno ascoltate persone informate sui fatti e valutata ogni possibile traccia, anche digitale, per comprendere se Artem sia stato vittima di comportamenti reiterati tali da incidere in modo determinante sul suo equilibrio.

Ma secondo quanto emerso finora, il ragazzo sembrava ben inserito nel contesto scolastico. Arrivato in Italia nel settembre 2024, aveva iniziato a frequentare l’istituto comprensivo “Egidi” di Viterbo. Dopo le iniziali difficoltà linguistiche, aveva imparato l’italiano e mostrato, stando ai primi riscontri, una spiccata propensione alla socialità.

Amava lo sport, che praticava con regolarità, un elemento che aveva favorito l’integrazione con i coetanei. Nulla, almeno in superficie, lasciava presagire un malessere così profondo. Proprio questo contrasto rende più complesso il lavoro degli inquirenti, chiamati ora ad andare oltre l’apparenza per individuare eventuali dinamiche nascoste di esclusione o sopraffazione.

L’iscrizione del fascicolo per istigazione al suicidio non rappresenta un’accusa formale, ma uno strumento procedurale necessario per consentire gli accertamenti. La Procura intende chiarire se qualcuno possa aver istigato, rafforzato o agevolato il gesto del ragazzo attraverso comportamenti, parole o pressioni psicologiche ripetute nel tempo.

La garante dell’infanzia: “Raccogliamo informazioni”

La garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, Monica Sansoni, ha annunciato che, parallelamente alle indagini della magistratura, acquisirà “tutte le informazioni disponibili sul caso, nel pieno rispetto delle indagini in corso, per comprendere se vi fossero situazioni di fragilità, disagio emotivo o eventuali episodi di bullismo che possano aver inciso sul vissuto del ragazzo. Il solo sospetto che dietro una morte così prematura possa esserci una condizione di sofferenza non intercettata impone a tutti noi, istituzioni comprese, una riflessione profonda”.

Il cordoglio della Volley Life Viterbo

“La Volley Life si ferma un momento per ricordare il suo atleta, Artem Shyliuk. Abbiamo perso uno dei nostri. Sarai per sempre parte della nostra famiglia”, scrive la Volley Life, esprimendo il legame profondo che univa il giovane alla squadra. Un messaggio sobrio e diretto, con cui la società sportiva ha voluto esprimere il proprio dolore e la vicinanza alla famiglia dell’atleta scomparso.

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