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Crans-Montana, il bollettino di Bertolaso sui ragazzi ustionati al Niguarda: “La lotta è dura”

Pubblicato: 12/01/2026 14:43

Il tragico incendio avvenuto durante i festeggiamenti di San Silvestro a Crans-Montana continua a scuotere l’opinione pubblica, con il focus che si sposta ora sulla gestione dei feriti e sulle loro delicate condizioni di salute. L’evento, che ha coinvolto un numero elevato di persone tra cui molti giovani studenti milanesi, ha attivato una complessa macchina dei soccorsi transfrontaliera. Tra i casi più critici emerge quello di Leonardo Bove, un ragazzo di sedici anni che è stato finalmente riportato in Italia dopo un primo periodo di degenza in Svizzera. Il suo trasferimento presso l’ospedale Niguarda di Milano segna una tappa fondamentale in un percorso di cure che si preannuncia ancora molto lungo e tortuoso, caratterizzato da una lotta costante contro le infezioni e le complicanze respiratorie derivanti dall’inalazione di fumi tossici.
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Il difficile rientro di Leonardo

Il sedicenne milanese è giunto al presidio ospedaliero meneghino nella serata di domenica, trasportato con un volo sanitario dedicato. Il ragazzo presenta ustioni profonde su oltre la metà della superficie corporea, un dato che rende il suo quadro clinico estremamente complesso. Prima del suo arrivo a Milano, Leonardo era stato ricoverato a Zurigo, dove i medici svizzeri avevano già proceduto con alcuni interventi chirurgici d’urgenza per stabilizzare le sue funzioni vitali. Il viaggio è avvenuto in condizioni di massima sicurezza, con il giovane mantenuto in stato di sedazione profonda e completamente bendato per proteggere i tessuti danneggiati. La sua famiglia ha vissuto momenti di estrema angoscia, poiché subito dopo il rogo non è stato semplice rintracciarlo a causa della frammentazione dei feriti nei vari ospedali della zona. Solo dopo diverse ricerche e il miglioramento dei parametri minimi di sicurezza, è stato possibile autorizzare il volo di rientro verso la sua città natale.

Le complicanze respiratorie e infettive

Le dichiarazioni rilasciate dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, mettono in luce come il problema principale in questa fase non sia rappresentato esclusivamente dalle lesioni cutanee. Durante il punto stampa tenutosi al Niguarda, è emerso che le complicanze polmonari sono attualmente il rischio maggiore per la vita dei pazienti. I polmoni di molti ragazzi sono stati seriamente compromessi dai fumi tossici sprigionati durante l’incendio, e la presenza di diversi microrganismi sta generando infezioni difficili da eradicare. Alcuni dei feriti sono costretti alla dialisi o necessitano di ventilazione meccanica continua. In particolare, Leonardo e il suo compagno di classe Kean si trovano vicini di letto nel reparto di terapia intensiva, entrambi intubati e sotto stretta osservazione medica. La gestione di questi casi richiede una competenza multidisciplinare che va dalla chirurgia plastica alla pneumologia, fino alla nefrologia per i casi di insufficienza d’organo.

Il protocollo di cura intensivo

La gestione dei pazienti grandi ustionati richiede uno sforzo logistico e umano imponente da parte del personale sanitario. Bertolaso ha spiegato nel dettaglio che ogni paziente deve essere sottoposto al cambio delle medicazioni ogni quarantotto ore. Si tratta di una procedura estremamente dolorosa e delicata che richiede circa due ore di lavoro per ogni singolo ragazzo e l’impiego simultaneo di quattro infermieri. Attualmente, sette pazienti sono monitorati costantemente in terapia intensiva, mentre altri cinque si trovano presso il Centro ustioni. La turnazione del personale è stata rinforzata per garantire che ogni ferito riceva l’attenzione necessaria, specialmente in vista dei futuri interventi di innesto cutaneo che si renderanno indispensabili per coprire le aree colpite dalle fiamme. La speranza dei medici è di poter trasferire gradualmente alcuni dei ragazzi meno gravi in altri reparti o strutture specializzate per decongestionare le aree di emergenza.

Il supporto psicologico alle famiglie

Oltre alle ferite fisiche, l’ospedale sta affrontando l’enorme carico emotivo che grava sui superstiti e sui loro parenti. Un team di psicologi è stato attivato per fornire supporto costante, specialmente a chi è ancora sotto choc per l’accaduto. Tra le testimonianze raccolte, spicca quella di una donna ancora profondamente provata e di una ragazza di Cesena che, al contrario, ha mostrato uno spirito più reattivo e il desiderio di tornare presto alla normalità. Un momento di piccola luce in questa tragedia è rappresentato dalla storia di Mattia, il fratello di Leonardo. Nonostante la drammaticità della situazione e l’attesa febbrile per il rientro del fratello, Mattia ha trovato la forza di sostenere l’ultimo esame universitario, ottenendo una valutazione di ventinove trentesimi. Questo successo accademico è diventato un simbolo di resilienza che l’assessore Bertolaso ha voluto citare come augurio di rinascita per tutta la famiglia Bove.

Tra le corsie del Niguarda si respira un clima di solidarietà e dolore che unisce diverse famiglie milanesi. Leonardo non è solo in questa battaglia, poiché insieme a lui sono ricoverati altri tre compagni di classe del liceo Virgilio: Sofia, Francesca e Kean. I ragazzi facevano parte dello stesso gruppo della sezione 3D che aveva deciso di festeggiare il Capodanno nella nota località sciistica svizzera. In totale, l’ospedale milanese ha accolto dodici ustionati provenienti dal rogo di Crans-Montana. Mentre alcuni di loro mostrano segnali di ripresa confortanti, come la capacità di muoversi autonomamente o la rimozione dei tubi per la respirazione, la situazione resta tesa per la maggior parte del gruppo. La comunità scolastica del Virgilio segue con apprensione l’evoluzione dei bollettini medici, sperando che la giovane età dei pazienti possa aiutarli a superare una prova così devastante.

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Ultimo Aggiornamento: 13/01/2026 10:30

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