
Il dramma che ha sconvolto la nota località sciistica di Crans Montana continua a far discutere l’opinione pubblica e a muovere le delicate ingranaggi della giustizia svizzera. Al centro della cronaca recente si trova la figura di Jessica Moretti, comproprietaria del locale Constellation, coinvolta nelle indagini sulla terribile strage che ha causato diverse vittime, tra cui giovani vite italiane. Nonostante la gravità dei fatti e le pressioni mediatiche, le autorità elvetiche hanno preso decisioni specifiche riguardo alla sua libertà personale, delineando un quadro cautelare che cerca di bilanciare la necessità di indagine con le garanzie individuali, pur mantenendo un controllo rigorosissimo sugli spostamenti della donna per evitare ogni possibile tentativo di fuga.
Le misure restrittive imposte dal tribunale di Sion
Il tribunale delle misure coercitive di Sion ha confermato che Jessica Moretti non sarà sottoposta alla misura dei domiciliari, una decisione presa seguendo il parere favorevole della procura locale. Tuttavia, questo non significa che la donna sia libera da vincoli. Al contrario, i giudici hanno predisposto un pacchetto di misure alternative estremamente rigide per garantire la sua presenza costante sul territorio e la sua reperibilità totale per gli inquirenti. Moretti ha dovuto subire il ritiro immediato del passaporto, della carta d’identità e del permesso di soggiorno, documenti che sono ora custoditi presso gli uffici della procura. Oltre a questo, la donna ha il divieto assoluto di lasciare il territorio svizzero ed è obbligata a presentarsi quotidianamente presso il posto di polizia per l’obbligo di firma. Queste restrizioni sono state integrate dal versamento di una cauzione adeguata, il cui importo serve come ulteriore garanzia finanziaria contro il pericolo di allontanamento. Per molti, però, la misura inflitta alla Moretti non sarebbe giusta. C’è chi infatti invoca una pena più severa.
Le critiche dei legali e la richiesta di un procuratore straordinario
Mentre la magistratura del Canton Vallese difende il proprio operato e le tempistiche delle azioni intraprese, non mancano le voci critiche che chiedono un cambio di rotta nella gestione del caso. L’avvocata Miriam Mazou, che rappresenta una delle famiglie colpite dalla tragedia, ha sollevato dubbi sulla capacità o sulla parzialità degli organi inquirenti locali. La legale ha formalmente richiesto che l’intera inchiesta venga sottratta ai giudici del luogo per essere affidata a un procuratore straordinario esterno. Secondo Mazou, la legge elvetica prevede questa possibilità quando sono in gioco interessi di enorme portata o quando è necessario investigare sulle possibili implicazioni delle autorità locali. La portata senza precedenti di questo incendio e il sospetto che possano esserci state negligenze amministrative o controlli mancati spingono i rappresentanti delle vittime a chiedere una figura di garanzia che sia totalmente slegata dal contesto territoriale di Crans Montana.
I risultati dell’autopsia sulla giovane vittima italiana
Parallelamente ai procedimenti legali in Svizzera, l’Italia segue con apprensione gli sviluppi medico legali riguardanti i propri cittadini coinvolti nel rogo. In particolare, è stata resa nota la causa della morte di Riccardo Minghetti, il sedicenne rimasto vittima delle fiamme. L’esame autoptico, effettuato presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma su disposizione della procura capitolina, ha accertato che il decesso è avvenuto per asfissia. Questo dato tecnico conferma la velocità con cui i fumi tossici hanno saturato gli ambienti, non lasciando scampo ai presenti. Tuttavia, la relazione finale non è ancora completa, poiché si attendono gli esiti degli approfonditi esami tossicologici che dovranno stabilire con precisione quali sostanze siano state inalate e se vi fossero altri fattori concomitanti. La procedura italiana viaggia su un binario parallelo a quello svizzero, cercando di dare risposte definitive a una famiglia distrutta dal dolore.
Sul fronte dei sopravvissuti, arrivano notizie di cauta speranza che giungono direttamente dalle strutture sanitarie milanesi. L’assessore al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso, ha effettuato un sopralluogo presso l’ospedale Niguarda per verificare personalmente lo stato di salute dei ragazzi coinvolti nell’incendio. Durante il punto stampa, Bertolaso ha dichiarato che uno dei giovani feriti è ufficialmente fuori pericolo, un segnale positivo in un mare di sofferenza. Per gli altri coinvolti, però, la prognosi rimane estremamente delicata e la ripresa si prospetta complessa. L’assessore ha sottolineato che per i pazienti ancora ricoverati si prospetta un percorso di riabilitazione molto lungo, sia dal punto di vista fisico, per la cura delle lesioni da fumo e calore, sia da quello psicologico, data la violenza del trauma subito durante la strage al Constellation.


