
Gli studenti messinesi sono scesi in piazza per ricordare Yasin Mirzaei, 31enne iraniano che aveva studiato all’Università dello Stretto. Il giovane è stato ucciso lo scorso 9 gennaio a Dareh Deraz durante le proteste contro il regime islamico degli Ayatollah. Poco prima di Natale aveva lasciato la Sicilia per tornare a Kermanshah, nella sua terra d’origine.
Yasin aveva frequentato a Messina il corso di Scienze geofisiche per il rischio sismico. Oggi all’ateneo sono 620 gli studenti iraniani iscritti, una comunità numerosa e molto presente. Appresa la notizia della sua morte, i connazionali che vivono in città hanno deciso di non restare in silenzio e di trasformare il dolore in una voce collettiva.

Il sit-in in Galleria e l’appello alla libertà
La manifestazione si è svolta in Galleria Vittorio Emanuele e, secondo quanto riferito, ha coinvolto oltre mille persone. L’obiettivo è stato accendere i riflettori anche sulle 12.000 persone uccise dall’inizio dell’anno in Iran, oltre che ricordare Yasin. “Da giorni non abbiamo notizie delle nostre famiglie – raccontano – Cosa chiediamo? La libertà di vivere”.
Accanto alla comunità iraniana si sono schierati anche tanti giovani che frequentano l’università. Il messaggio è lo stesso: vicinanza, partecipazione, rifiuto della violenza politica. “Siamo stati vicini alla comunità iraniana nell’organizzazione di sit-in di protesta contro il brutale regime che opprime l’Iran da troppo tempo – affermano Emilia Pace e Francesco Carabellò – oggi abbiamo appreso con profondo sgomento della morte di Yasin”.
Messina accanto agli studenti iraniani
La piazza, nelle intenzioni di chi l’ha organizzata, vuole essere anche uno spazio di protezione per chi vive lontano e teme per i propri cari. Il sit-in è diventato un modo per dire che la distanza non cancella i legami e che la città non intende voltarsi dall’altra parte, mentre in Iran le tensioni continuano a mordere. Messina, per una sera, si è fatta coro.


