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Italia, donna incinta di 8 mesi rinchiusa nel bagagliaio dell’auto dal marito: “Quello che le faceva è terribile…”

Pubblicato: 14/01/2026 22:01

Per anni, una famiglia originaria della Calabria ha vissuto tra spostamenti continui e isolamento, senza lasciare tracce né agli amici né alle autorità. La coppia, trasferitasi con le due figlie a Murazzano, piccolo comune della Langa monregalese in provincia di Cuneo, aveva costruito una quotidianità segnata dal controllo e dalla paura. Nessuno in paese li aveva mai notati, nemmeno i carabinieri, la cui caserma si trovava a pochi passi dall’abitazione della famiglia.

L’allarme è scattato grazie ai genitori della donna, che da tempo non riuscivano più a contattare la figlia né a sapere nulla delle nipoti. Dopo settimane di pressioni, i carabinieri hanno convocato la donna con un pretesto amministrativo. Il marito, geloso e autoritario, si è opposto con forza a lasciarla sola, imponendo la propria presenza durante l’incontro.

Controllo e violenze costanti

Durante il colloquio, la donna ha denunciato anni di maltrattamenti psicologici e fisici. Racconti di minacce, divieti e isolamento hanno spinto le autorità ad allontanarla immediatamente insieme alle figlie, affidandole a un centro antiviolenza del Cebano. La reazione del marito è stata violenta, tanto da richiedere l’intervento dei carabinieri.

La donna ha ricostruito un percorso di vita segnato dalla paura, tra trasferimenti in Germania, Lombardia e Piemonte, sempre dettati dalla gelosia ossessiva dell’uomo. Il marito, idraulico, accettava solo incarichi brevi per non allontanarsi, costringendo la moglie e le figlie a seguirlo ovunque, spesso restando chiuse in auto ad attenderlo.

Episodi estremi durante la gravidanza

Tra gli episodi più gravi denunciati, c’è il racconto di quando la donna era incinta di otto mesi: sarebbe stata rinchiusa nel bagagliaio dell’auto per impedirle di incontrare il padre. Anche durante i periodi trascorsi nella casa dei suoi genitori, in Calabria, i rapporti familiari erano rigidamente controllati, al punto che il fratello ha visto le nipoti una sola volta prima del 2022.

A Murazzano, la famiglia viveva in un’abitazione blindata con tre serrature e un lucchetto. Alla donna non era permesso affacciarsi al balcone, sorvegliato dal marito che inseriva stuzzicadenti negli infissi per monitorarla. Le figlie, pur non subendo violenza fisica, erano sottoposte a pressione psicologica costante, con divieti e accuse contro la madre.

Processi e pressioni dopo la separazione

Dopo la separazione, non sono mancati tentativi di riavvicinamento da parte dell’uomo, accompagnati da messaggi, promesse e minacce. Anche la madre dell’imputato avrebbe cercato di esercitare pressioni, minacciando di far perdere le bambine se la donna non fosse tornata indietro.

L’imputato non si è presentato all’ultima udienza. Il processo proseguirà il 28 gennaio con l’audizione di altri testimoni, mentre l’accusa punta a chiarire fino in fondo una vicenda di maltrattamenti e sequestro di persona che per anni è rimasta nascosta dietro silenzi e porte chiuse.

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