
Mercoledì 14 gennaio, durante la fascia mattutina di Agorà, il talk di approfondimento in onda su Rai 3, si è consumato un episodio che solleva interrogativi seri sul metodo e sull’affidabilità dell’informazione televisiva. Nel corso di un collegamento dedicato alle proteste in Iran, la trasmissione ha tentato di ricostruire il clima sociale del Paese prima della rivoluzione del 1979, proponendo al pubblico una rappresentazione visiva di un Iran descritto come aperto, sereno e vicino ai modelli occidentali.
Per rafforzare questa narrazione, il programma ha mostrato alcune immagini reperite online. Tra queste, una fotografia accompagnata dalla didascalia “La mia famiglia prima del 1979”, presentata come una testimonianza privata e spontanea di un passato improvvisamente interrotto dall’avvento della Repubblica islamica. L’immagine ritraeva un gruppo familiare sorridente, rilassato, perfettamente coerente con il racconto di un’epoca perduta.
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Un’immagine sbagliata in diretta
Il problema è che quella fotografia non aveva alcun legame con l’Iran. Non si trattava di un documento storico né di un ricordo personale condiviso sui social. Era, invece, un fotogramma tratto dal film Quei bravi ragazzi, pellicola iconica del cinema americano. Tra i volti presenti nell’immagine compariva in modo inequivocabile Robert De Niro, dettaglio che rende l’errore ancora più clamoroso.
La scena, nata per il grande schermo e legata a un contesto narrativo completamente diverso, è stata così utilizzata come presunta prova visiva a sostegno di una tesi politica e storica. Un corto circuito evidente, sfuggito sia alla conduzione sia alla redazione, andato in onda senza alcuna verifica preventiva.
Complimenti ad Agorà, che spaccia questa trollata, cioè un'immagine del film "Quei bravi ragazzi", per foto di un giovane iraniano che ha protestato in piazza e che è prossimo alla condanna capitale. https://t.co/bYfVIAlr0Y pic.twitter.com/uZF2p7OR2j
— Gisella Ruccia 🇵🇸 (@gisellaruccia) January 14, 2026
Una gaffe che pesa sulla televisione pubblica
Non si è trattato di una semplice distrazione o di una leggerezza marginale. L’episodio assume i contorni di una vera gaffe televisiva, perché inserito all’interno di un programma di approfondimento e trasmesso dal servizio pubblico. Agorà, come spazio di analisi e contestualizzazione dei fatti internazionali, dovrebbe basare la propria autorevolezza su controlli rigorosi delle fonti, soprattutto quando utilizza immagini per costruire un racconto.
L’uso disinvolto di materiali presi dai social, senza un’adeguata verifica, rischia di compromettere la credibilità non solo della singola trasmissione, ma dell’intera televisione pubblica. In un contesto informativo già segnato dalla circolazione incontrollata di contenuti fuorvianti, episodi come questo finiscono per alimentare sfiducia e confusione.

Il nodo della verifica delle fonti
La vicenda mette in luce un problema strutturale: la trasformazione delle immagini in strumenti narrativi potenti ma pericolosi se non adeguatamente contestualizzati. Una foto sbagliata può alterare la percezione di eventi complessi, come le proteste e la storia recente di un Paese, riducendoli a una rappresentazione emotiva ma falsa.
In questo caso, il tentativo di semplificare il racconto dell’Iran pre-rivoluzionario si è scontrato con un errore macroscopico. Un errore che resta agli atti e che impone una riflessione profonda sul ruolo dell’informazione televisiva e sulla responsabilità di chi la produce.


