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Guerra all’Ucraina, la bufala di Putin e l’avanzata russa che non c’è

Pubblicato: 17/01/2026 08:47

Vladimir Putin continua a dipingere una guerra che non esiste. Il Cremlino ripete che l’esercito russo starebbe avanzando “ovunque”, che l’Ucraina sarebbe con le “spalle al muro” e che il tempo di Kiev starebbe finendo. La realtà sul terreno è un’altra e non conferma né la narrazione trionfalistica né l’idea che Volodymyr Zelensky sia prossimo alla resa militare o politica. Lo raccontano i numeri, lo confermano le analisi indipendenti e lo mostra la cartografia del conflitto dopo quasi quattro anni di guerra.

Secondo Mosca, l’unico scenario possibile sarebbe quello di una resa negoziata: Kiev, sostenuta dagli Stati Uniti, dovrebbe concedere molto più di quanto previsto nei piani diplomatici attualmente discussi. In questa cornice si inserisce anche la frase del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che nelle ultime ore ha parlato di un “corridoio decisionale” che si starebbe “restringendo” per l’Ucraina. Ma la fotografia fornita dall’Institute for the Study of War (Isw), think tank statunitense che monitora quotidianamente le operazioni, ribalta completamente la versione russa.

I dati smentiscono il Cremlino

L’Isw ricorda che nel marzo 2022, al massimo della propria avanzata, la Russia controllava il 26,16% del territorio ucraino. La successiva controffensiva ucraina per liberare Kiev e l’Ucraina del Nord ha ridotto il dato al 20,21% già ad aprile 2022. La spinta è proseguita con Kharkiv e Kherson, portando la percentuale al 17,84% alla fine del 2022.

Da allora il controllo territoriale russo è rimasto sostanzialmente stabile: tra il 17,9% e il 18,52% nel 2023 e nel 2024. A fine 2025 la percentuale è salita fino al 19,32%, cioè un progresso di appena 1,5 punti percentuali in tre anni di combattimenti. Si tratta di un risultato marginale, ottenuto a caro prezzo e senza che l’esercito del Cremlino sia mai riuscito a ripristinare una vera manovra meccanizzata sul campo.

Lo stesso Isw prevede che i futuri guadagni russi saranno “lenti e faticosi” e che non esistono elementi per ipotizzare un collasso rapido della linea difensiva ucraina. La narrazione russa di un’Ucraina al tracollo, quindi, non ha riscontri né tattici né strategici.

Le ultime ‘bugie’ di Mosca

Nonostante i numeri, la macchina della comunicazione russa non cambia schema. Il capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov ha proclamato che le forze russe starebbero avanzando praticamente in tutte le direzioni del fronte e che i tentativi ucraini di frenare l’ondata sarebbero falliti. A sostegno di questa tesi, Gerasimov ha parlato di 300 chilometri quadrati di territorio conquistati nelle prime due settimane di gennaio 2026.

La verifica dell’Isw ridimensiona drasticamente: tra il 31 dicembre 2025 e il 13 gennaio 2026 i russi avrebbero guadagnato solo 73,82 chilometri quadrati, spesso tramite infiltrazioni o piccoli assalti. Significa che tre quarti dei successi vantati non esistono. L’obiettivo è costruire un effetto psicologico: la sensazione di un fronte che avanza inesorabilmente.

Lo stesso vale per la presunta espansione della “zona cuscinetto” negli oblast settentrionali di Sumy e Kharkiv. Mosca rivendica la conquista dei villaggi di Hrabovske e Komarivka, ma anche qui l’Isw rileva che la linea del fronte in quell’area è rimasta praticamente immobile per anni. Le recenti operazioni russe avrebbero avuto più valore propagandistico che militare, senza alcuna prova di un’imminente offensiva massiccia.

Il caso Kupyansk

L’ultimo esempio riguarda Kupyansk. Da giorni i bollettini russi insistono nel definire la città come “presa” o “sotto controllo”, ma sul terreno la situazione è completamente diversa. Nella migliore delle ipotesi per Mosca, Kupyansk è una zona di combattimenti e nulla più: non c’è controllo territoriale stabile, né amministrativo, né logistico. Persino numerosi milblogger russi — spesso in sintonia con gli ambienti militari — hanno definito “prive di fondamento” le affermazioni del comando.

Il copione è sempre lo stesso: creare la percezione di una vittoria russa inevitabile, far passare l’idea che l’Occidente stia sprecando tempo e denaro e che la scelta più logica per l’Ucraina sia accettare subito le condizioni imposte dal Cremlino per evitare conseguenze peggiori. Ma le mappe e i numeri dicono altro, e mostrano una guerra che non si sta chiudendo come vuole Putin.

Quella che Mosca chiama “avanzata ovunque” si traduce, nei dati indipendenti, in progressi minimi, costosi e senza prospettiva strategica immediata. L’Ucraina non è vicina al collasso militare, il fronte non è crollato e l’eventuale trattativa non parte da una posizione di resa.

La bufala dell’avanzata russa è una costruzione comunicativa, non un fatto geopolitico. E finché le capitali occidentali continueranno a confrontare la propaganda con le mappe reali, la narrazione del Cremlino sarà una parte del conflitto, non la sua verità.

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Ultimo Aggiornamento: 17/01/2026 10:41

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