
Il sipario di silenzio che per quasi un decennio ha avvolto una villetta di Canaro, nel cuore del Polesine, si è finalmente alzato, rivelando un orrore domestico protratto per anni. La giustizia ha emesso il suo verdetto definitivo per una coppia di genitori, appartenenti a una famiglia di etnia rom, condannati a tre anni e mezzo di reclusione per maltrattamenti aggravati nei confronti dei loro quattro figli minorenni.
La sentenza, che ha spalancato per entrambi le porte del carcere, mette fine a una spirale di percosse e incuria sistematica iniziata nel lontano 2014 e interrotta solo nel dicembre del 2021. Le indagini della Procura di Rovigo hanno portato alla luce dettagli raccapriccianti: i piccoli venivano abitualmente picchiati con oggetti d’uso quotidiano, come scope, e sui loro corpi sono stati rinvenuti segni inequivocabili di bruciature, ustioni, cicatrici e lividi. Oltre alle violenze fisiche, i bambini vivevano in uno stato di perenne denutrizione e scarsa igiene, spesso abbandonati a se stessi in un ambiente insalubre e privo di ogni tutela.
Un’infanzia negata: il salvataggio dei minori
Uno degli episodi più sconcertanti emersi durante il dibattimento processuale riguarda la gestione di un neonato, lasciato spesso incustodito insieme ai fratellini poco più grandi. In queste occasioni, il piccolo rischiava costantemente il soffocamento perché gli altri bambini, ignari del pericolo, si divertivano a infilargli giocattoli di piccole dimensioni nella bocca. Le ripetute segnalazioni all’Ulss 5 Polesana hanno permesso di ricostruire un quadro di degrado morale e materiale che ha reso inevitabile l’allontanamento definitivo dei minori: tre di loro sono stati accolti da famiglie affidatarie, mentre il quarto si trova ora in una struttura protetta.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Canaro, Alberto Davì, che ha seguito da vicino le tappe del dramma: «Dai sopralluoghi condotti era emersa una situazione molto complicata e difficile. Spiaceva veramente constatare le condizioni in cui vivevano quei bambini, senza un’adeguata istruzione pre-scolare e con episodi poco piacevoli vissuti tra le mura domestiche. Anche se in alcuni casi il distacco dai genitori può essere traumatizzante, credo che in questa circostanza sia stata presa la decisione migliore». Oggi per i quattro fratelli inizia un nuovo capitolo, lontano da quella casa che per troppo tempo è stata il luogo più pericoloso del mondo.


