
A Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, una neonata di appena 27 giorni è morta a causa del freddo estremo. La piccola, identificata come Aisha Ayesh al-Agha, non è sopravvissuta alle temperature rigide in un contesto segnato da mancanza di carburante, materiali per il riscaldamento e aiuti umanitari insufficienti. È la stessa agenzia palestinese Wafa, citando fonti mediche, a confermare il decesso avvenuto in una zona già provata dal conflitto e dal maltempo, dove l’inverno colpisce soprattutto i più vulnerabili.
Bambini esposti al gelo
Secondo i sanitari, la morte di Aisha porta a otto il numero di bambini deceduti nella Striscia di Gaza dall’inizio della stagione invernale, vittime del freddo e dell’assenza di strumenti minimi per proteggersi. I piccoli vivono spesso in tende improvvisate, fragili, incapaci di trattenere calore e di resistere alla pioggia battente. Per le famiglie sfollate la sopravvivenza passa dalla ricerca di indumenti a strati, coperte e qualsiasi fonte di calore, in un territorio dove accendere una stufa è ormai un lusso.
Tende, pioggia e assenza di riscaldamento
Le fonti mediche parlano apertamente di un quadro umanitario grave: gli sfollati non hanno abitazioni adeguate, l’accesso all’assistenza medica è limitato e la carenza di carburante blocca ogni tentativo di riscaldamento. La combinazione di vento, pioggia e temperature in calo sta trasformando le tende in ambienti gelidi, mentre la distribuzione degli aiuti non riesce a coprire il fabbisogno di una popolazione che affronta l’inverno in condizioni di estrema vulnerabilità.

