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Crans-Montana, i verbali dei Moretti: “Ho una malattia, non scappo”. E lei piange: “Inconcepibile vivere in fuga con i figli”

Pubblicato: 17/01/2026 12:27

Lontano dalle luci della ribalta, tra i corridoi gelidi della giustizia svizzera, il sipario si è alzato su un atto processuale che scalfisce l’immagine patinata di Jacques e Jessica Moretti. La vita dorata fatta di brindisi al Le Constellation, Bentley e sfarzo nel cuore di Crans-Montana cede il passo a un racconto crudo, fatto di infanzie difficili e un disperato bisogno di radici.

Jacques descrive un passato che sembra uscito da un romanzo di formazione: «Ho lasciato la scuola molto giovane, a 14 anni. Mentre ero con mia madre a Corte, ho completato due corsi di formazione di sei mesi presso un centro professionale per adulti per diventare elettricista e muratore». Una narrazione che Jessica rinforza con toni quasi drammatici, ricordando come il marito sia rimasto senza casa giovanissimo e abbia «sofferto la fame», prima che il loro incontro nell’estate del 2012 e il matrimonio l’anno successivo segnassero l’inizio di una stabilità cercata proprio tra le vette del Vallese.

Il dramma del Constellation e il rischio di fuga

Il tono del confronto si fa però serrato quando gli inquirenti pongono l’accento sulle gravi negligenze che avrebbero trasformato il locale in una trappola mortale. Al centro delle contestazioni ci sono i lavori del 2015, l’installazione di una schiuma acustica altamente infiammabile e la mancanza di sistemi antincendio adeguati. Alle domande dirette sulle responsabilità, Jacques Moretti ammette: «Effettivamente è tutto vero», ma cerca di spostare il piano sull’impatto emotivo della tragedia, definendo l’accaduto una catastrofe e una «situazione atroce». Nonostante questo, l’accusa teme il pericolo di fuga in Francia, sottolineando la precarietà della loro posizione finanziaria e abitativa in Svizzera.

La replica di Moretti è però ferma: «Non sono d’accordo. Credo di essere chiaramente radicato qui. Non ho legami con nessun altro luogo». Anche la moglie Jessica, tra le lacrime, respinge con forza l’idea di una vita in clandestinità: «Non siamo mai scappati da nulla, ed è inimmaginabile per noi scappare. È inconcepibile. I nostri figli sono la nostra priorità». Mentre per lei viene valutata una misura alternativa, per Jacques la prospettiva della carcerazione preventiva si fa concreta. Dal carcere, l’uomo continua a professare la volontà di collaborare: «Faremo tutto il possibile per garantire che la verità venga accertata e portata alla luce. Non comprendiamo veramente la causa di tutto ciò che è accaduto». La sfida ora si sposta nelle aule di tribunale, dove il peso delle ammissioni tecniche dovrà misurarsi con il dramma umano di una famiglia che sostiene di non avere più una strada per tornare indietro.

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Ultimo Aggiornamento: 17/01/2026 12:28

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