Vai al contenuto

Felice Maniero, il boss della Mala del Brenta soffre di demenza senile: “È solo”

Pubblicato: 17/01/2026 19:03

La vita di Felice Maniero, noto come Faccia d’Angelo, sembra oggi lontana anni luce dalle leggendarie imprese criminali che lo hanno reso famoso negli anni ’80 e ’90. La morte della madre, Lucia Carrain, e il progressivo peggioramento della sua salute mentale hanno segnato un declino rapido e inesorabile. Ricoverato in una casa di riposo, il boss della Mala del Brenta soffre di demenza senile e le sue capacità cognitive stanno svanendo giorno dopo giorno.

Fino a pochi mesi fa, Maniero manteneva ancora una certa lucidità e ricordava episodi della sua vita criminale, ma il lutto per la perdita della madre ha accelerato il deterioramento. Secondo quanto emerge dal libro di Maurizio Dianese, Come me nessuno mai, il percorso clinico del fu capo banda era iniziato oltre un anno e mezzo fa con il primo ricovero in una struttura psichiatrica. La diagnosi parlava di “depressione maggiore ricorrente con perdita di capacità cognitiva e tratti di bipolarismo”.

La perdita della madre e il crollo della memoria

La morte della madre, che inizialmente sembrava metabolizzata, ha colpito profondamente Maniero. Nonostante fosse preparato, il dolore ha cancellato ogni contatto con la realtà. Nei mesi precedenti, il boss aveva deciso di raccontare per l’ultima volta la sua storia, prima che la malattia offuscasse completamente la sua memoria. Le sue confessioni hanno rivelato episodi inediti, aneddoti e dettagli di una vita criminale intensa, mostrando un volto umano dietro la leggenda.

Maniero ha parlato di omicidi, di complicità nella banda, ma anche della famiglia, delle passioni sportive, delle notti passate a guardare le partite di Sinner, della madre e delle donne della sua vita. Il dolore più profondo resta la perdita della primogenita Elena, morta suicida, davanti alla quale si è disperato. Prima di perdere definitivamente lucidità, ha chiesto di salutare alcuni vecchi compagni di avventura, in quella che è diventata una delle ultime testimonianze della sua vita sociale e criminale.

Dal mito alla solitudine

Oggi di Felice Maniero resta solo il mito: l’uomo che sfidò mafia, camorra e ‘ndrangheta e guidò la banda più organizzata del Nord Italia è scomparso dietro la malattia. La sua vita è ormai segnata da solitudine e rassegnazione, con figli che non lo contattano e amici che lo hanno abbandonato. Solo qualche breve sprazzo di memoria affiora ancora, ricordandogli la propria leggenda.

Il Veneto degli anni ’80, allora locomotiva economica d’Italia, fu anche il regno di una banda criminale unica per ferocia e ricchezza. E mentre il tempo cancella l’uomo, la storia continua a ricordare Felice Maniero, l’unico capo della Mala del Brenta, un bandito “non meridionale” che ha lasciato un segno indelebile nel crimine organizzato del Nord Italia. Come lui, infatti, nessuno mai.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure