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Il gelo della Groenlandia cala tra Europa e Stati Uniti: Trump rilancia, l’Ue prepara la risposta

Pubblicato: 19/01/2026 07:32

Le minacce di una possibile annessione americana della Groenlandia continuano a scuotere le relazioni transatlantiche, aprendo una delle fasi più tese degli ultimi decenni tra Europa e Stati Uniti. A riaccendere lo scontro è stato ancora una volta Donald Trump, che ha confermato la sua presenza questa settimana al Forum economico mondiale in Svizzera, lasciando intendere che il dossier Groenlandia sarà al centro dei colloqui informali.

Il paradosso è tutto nel titolo scelto per l’edizione 2026 di Davos, “Lo spirito del dialogo”, mentre sul tavolo incombe una crisi che rischia di mettere in discussione gli equilibri della NATO. Il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, incontrerà Trump proprio in Svizzera e ha già avuto un colloquio telefonico con il presidente americano “per parlare di Groenlandia”, un tema che diversi diplomatici europei definiscono ormai esistenziale per il futuro dell’alleanza atlantica.

Nel frattempo cresce l’allarme per una nuova guerra dei dazi. Otto Paesi europei — Gran Bretagna, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia — hanno messo in guardia Washington dal rischio di una “spirale pericolosa”, dopo le minacce di sanzioni commerciali contro chi non sosterrà il piano americano sull’isola artica. Il presidente francese Emmanuel Macron ha evocato contromisure pesanti, mentre da Bruxelles filtra l’ipotesi di dazi fino a 93 miliardi di euro o di limitazioni all’accesso delle aziende statunitensi al mercato europeo.

A Washington, però, la linea resta dura. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha parlato senza mezzi termini di una “battaglia per l’Artico”, sostenendo che gli Stati Uniti “proiettano forza” mentre l’Europa “proietta debolezza”. Secondo l’amministrazione Trump, il controllo della Groenlandia sarebbe necessario per la sicurezza nazionale e per la costruzione del sistema di difesa missilistica Golden Dome.

Non mancano però le crepe interne al fronte repubblicano. Lo speaker della Camera Mike Johnson ha escluso un intervento militare, ribadendo che “la via diplomatica è quella da seguire”. Altri esponenti del partito, come Don Bacon, hanno definito le minacce di Trump una “buffonata”, mentre i senatori Thom Tillis e Lisa Murkowski hanno criticato i dazi, giudicandoli dannosi per l’America e per i suoi alleati. Dal Congresso è partita anche un’iniziativa bipartisan, con Tim Kaine e Rand Paul pronti a presentare risoluzioni per limitare le mosse della Casa Bianca.

Sul fronte europeo, la Danimarca resta il perno politico della crisi. Il ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen ha avvertito che “l’ordine mondiale così come lo conosciamo è a rischio”, mentre dalle cancellerie arrivano segnali contrastanti: solidarietà politica a Copenaghen, ma anche prudenza militare, come dimostra il rapido rientro in patria del piccolo contingente tedesco inviato in Groenlandia come gesto simbolico.

Tra minacce, diplomazia e rappresaglie commerciali, la partita sulla Groenlandia è ormai diventata molto più di una disputa territoriale: è il banco di prova dei rapporti tra Europa e Stati Uniti in un mondo sempre più segnato da competizione strategica e fragilità degli equilibri globali.

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Ultimo Aggiornamento: 19/01/2026 07:37

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