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Mercato unico in affanno: nel 2024 crollano gli scambi interni all’UE per la prima volta in dieci anni

Pubblicato: 19/01/2026 09:48

Nel 2024 gli scambi commerciali tra gli Stati membri dell’Unione Europea sono diminuiti per la prima volta dopo quasi un decennio di crescita continua. Un segnale che mette in luce la fragilità del mercato unico europeo, sempre più esposto alle barriere interne, alla frammentazione normativa e all’aumento dei costi energetici.
Secondo una bozza di relazione della Commissione Europea, il commercio intracomunitario, misurato in percentuale del PIL dell’Unione, scenderà dal 23,5% del 2023 al 22% nel 2024. Un arretramento che arriva nonostante le dichiarazioni politiche a favore di un rilancio del mercato unico, in una fase in cui l’UE subisce crescenti pressioni economiche da Stati Uniti e Cina.

Normative frammentate e costi elevati per le imprese

Il rapporto della Commissione individua una delle cause principali del rallentamento nella persistente frammentazione delle normative nazionali. Secondo il documento, le regole divergenti tra Paesi membri “continuano a rendere più difficile e costoso costituire e gestire aziende all’interno dell’UE, senza che finora siano stati compiuti progressi significativi”.
Un problema strutturale che incide sulla competitività delle imprese europee e riduce l’attrattività del mercato interno, proprio mentre altri grandi blocchi economici rafforzano le proprie catene del valore.

BCE: le barriere interne pesano più dei dazi USA

Una recente analisi della Banca Centrale Europea conferma la gravità della situazione. Secondo lo studio, curato da economiste tra cui Vanessa Gunnella e Lucia Quaglietti, le frizioni commerciali interne all’Unione generano costi superiori a quelli derivanti dalle politiche tariffarie statunitensi.
In termini equivalenti, le barriere intra-UE corrisponderebbero a dazi del 67% sui beni e addirittura del 95% sui servizi. Una zavorra che frena la crescita molto più dei fattori esterni.

Gli economisti della BCE stimano che una riduzione anche solo del 2% delle barriere commerciali su beni e servizi sarebbe sufficiente a compensare integralmente l’impatto dei dazi USA sulla crescita economica di lungo periodo. Se tutti gli Stati membri raggiungessero il livello di integrazione dei Paesi Bassi, le barriere potrebbero ridursi di 8 punti percentuali per i beni e di 9 punti per i servizi.

Lagarde: “Il mercato interno è in stagnazione”

La presidente della BCE Christine Lagarde ha lanciato più volte l’allarme sullo stato dell’economia europea, parlando apertamente di un modello sotto pressione.
«Il nostro mercato interno è in stagnazione. Se rendiamo il mercato unico veramente unificato e semplice, la crescita europea non dipenderà più dalle decisioni altrui, ma dalle nostre scelte», ha dichiarato intervenendo al Congresso Bancario Europeo di Francoforte.

Investimenti in calo e norme sempre più lente

La relazione della Commissione segnala anche un peggioramento di altri indicatori chiave. Il tempo medio per l’elaborazione delle norme europee sui prodotti è aumentato da 3,2 anni nel 2023 a 4 anni nel 2024, rallentando l’innovazione e l’ingresso sul mercato.
Parallelamente, gli investimenti esteri diretti nell’UE sono diminuiti del 22% negli ultimi cinque anni. Secondo associazioni industriali come BusinessEurope, i mercati extraeuropei stanno diventando più attrattivi rispetto al mercato interno per molte aziende del continente.

Draghi: “Così l’Europa rischia il declino”

Nel suo rapporto sul futuro della competitività europea, anche Mario Draghi, ex presidente della BCE, ha tracciato uno scenario allarmante. Secondo Draghi, senza un cambio di rotta deciso l’Europa è destinata a perdere terreno.
«Continuare come si è fatto significa condannarsi al declino», ha avvertito, sottolineando l’ampliamento del divario di produttività con gli Stati Uniti a partire dalla metà degli anni Novanta. Una preoccupazione condivisa da Lagarde, che non ha nascosto la propria frustrazione: «Altri sei anni di inazione e di mancata crescita non sarebbero solo deludenti. Sarebbero irresponsabili».

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