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“Flop mai visto”. Sondaggi, numeri tremendi per loro: chi crolla (e chi invece se la ride)

Pubblicato: 20/01/2026 07:46

Il panorama politico italiano sembra essersi cristallizzato in un equilibrio che, al momento, appare inattaccabile dalle turbolenze della cronaca quotidiana. L’ultima rilevazione statistica conferma una tendenza consolidata: Fratelli d’Italia è al 30,2%, ancora in testa nei sondaggi, ampiamente al di sopra di tutti gli altri partiti. La leadership di Giorgia Meloni non solo resta salda, ma funge da vero e proprio perno per l’intero schieramento di governo. Nonostante le accese discussioni su temi internazionali e riforme interne, il nucleo duro dell’elettorato non sembra intenzionato a spostare le proprie preferenze, garantendo alla compagine di via della Scrofa una distanza di sicurezza siderale rispetto ai competitor. Analizzando i flussi, emerge come il principale avversario resti incapace di accorciare le distanze in modo significativo: infatti, “Il Pd resta molto distante, a più di dieci punti”. Questa forbice così ampia riflette una polarizzazione che premia la coerenza percepita della maggioranza.

Equilibri di coalizione e il peso delle opposizioni

La salute del partito di maggioranza relativa ha un effetto trascinamento evidente sull’intero asse conservatore. Secondo i dati raccolti, “La forza del partito di Meloni traina l’intera coalizione di centrodestra che totalizza il 48% contro il 39,4% del campo largo”. All’interno della squadra di governo, la competizione per il ruolo di seconda forza è una sfida giocata sui decimali: la Lega si attesta attualmente all’8,8%, tallonata da una Forza Italia che resiste all’8,2%. È una stabilità che sorprende molti osservatori, specialmente considerando la complessità delle sfide che l’esecutivo sta affrontando in questa fase della legislatura. Sul fronte opposto, il tentativo di costruire un’alternativa valida si scontra con numeri che faticano a decollare. Il Partito Democratico si ferma al 20,1%, mentre il Movimento 5 Stelle non va oltre il 13,4%. Anche includendo l’apporto di Alleanza Verdi-Sinistra (5,9%), la somma delle parti non garantisce la competitività necessaria per un ribaltamento degli scenari nazionali.

Scendendo nelle retrovie della classifica politica, la soglia di sbarramento diventa il vero incubo per le formazioni di centro e per i partiti minori. In questo segmento, Azione di Carlo Calenda è l’unica realtà capace di guardare con relativa fiducia alle urne, posizionandosi al 3,3%. Restano invece sotto la fatidica quota del 3% sia Italia Viva (2,9%) che +Europa (2,1%). In coda, le formazioni territoriali o i piccoli simboli come Sud Chiama Nord (1,5%) e Noi Moderati(0,8%) faticano a trovare una collocazione che permetta loro di incidere significativamente sul dibattito nazionale. In definitiva, se gli italiani fossero chiamati oggi ai seggi, il risultato sarebbe una riconferma netta del mandato attuale, con un distacco tra i due blocchi principali che sfiora i nove punti percentuali.

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