
Il tribunale dei minori di Genova ha disposto la scarcerazione anticipata di Denise, la giovane coinvolta nel grave episodio avvenuto ai Murazzi, a Torino, nella notte tra il 20 e il 21 gennaio 2023, quando una bicicletta elettrica venne lanciata dalla balaustra sul lungo Po, colpendo lo studente Mauro Glorioso e rendendolo tetraplegico. All’epoca dei fatti Denise era minorenne e rimase a guardare senza intervenire mentre tre amici compivano il gesto.
La ragazza è uscita nella giornata di ieri dall’istituto penitenziario per minorenni di Pontremoli, dove stava scontando una condanna a 6 anni e 8 mesi, la più bassa tra quelle inflitte ai componenti del gruppo. I giudici hanno accolto l’istanza presentata dai difensori, concedendo l’affidamento in prova al servizio sociale, ritenendo che oggi Denise sia “più consapevole” delle proprie responsabilità.
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La decisione del tribunale dei minori
Secondo quanto stabilito dal tribunale, il percorso detentivo ha prodotto un’evoluzione nella consapevolezza personale della giovane. La misura alternativa prevede ora un programma rieducativo strutturato, finalizzato a dimostrare un reale cambiamento. Denise dovrà svolgere volontariato presso la Croce Rossa, proseguire un percorso psicologico, praticare boxe, disciplina indicata dai giudici come veicolo di valori quali rispetto delle regole, dedizione e responsabilità, e seguire un corso professionale per diventare tatuatrice, aspirazione dichiarata dalla stessa imputata.
La decisione si inserisce nel quadro normativo che disciplina la giustizia minorile, dove la funzione rieducativa della pena prevale su quella esclusivamente punitiva, purché vi siano segnali concreti di cambiamento.

Le responsabilità del gruppo e le altre condanne
Assieme a Denise, la notte dell’incidente era presente anche Sara Cherici, già maggiorenne, che assistette senza fermare il gruppo. Cherici ha seguito il rito ordinario ed è stata condannata in primo grado a 16 anni di reclusione, pena successivamente ridotta in appello a 14 anni. Una condanna che, nella prima sentenza, risultò persino più severa di quella inflitta a Victor Ulinici, altro maggiorenne e autore materiale del lancio insieme a due minorenni.
In appello, celebrato con rito abbreviato, Ulinici è stato poi condannato a 16 anni. Durante il processo, la pm Livia Locci ha sostenuto che l’azione del gruppo fosse stata pianificata “a priori”, escludendo l’ipotesi di un gesto istintivo o improvvisato.
Le chat e il comportamento dopo il lancio
Nel corso dell’istruttoria sono emerse chat WhatsApp cancellate, successivamente recuperate dagli investigatori tramite software di estrazione. I messaggi, scambiati nelle ore successive al lancio della bicicletta, hanno contribuito a delineare il clima emotivo e la consapevolezza dei giovani coinvolti.
In una conversazione tra Denise e Victor Ulinici, con cui all’epoca era fidanzata, i due commentano la notizia comparsa nei telegiornali. Frasi che, secondo l’accusa, dimostrerebbero la piena percezione della gravità dell’accaduto. Nonostante ciò, nessuno dei ragazzi si costituì e nessuna denuncia venne presentata, neppure dopo aver appreso che un giovane di 23 anni era rimasto gravemente ferito.
A rafforzare questo quadro, anche la testimonianza dell’autista del bus su cui il gruppo salì subito dopo l’episodio: secondo il suo racconto, i ragazzi ridevano, scherzavano e facevano baccano, salendo sul mezzo in modo rumoroso e disinvolto.

La vita di Mauro Glorioso dopo l’incidente
A distanza di tre anni, Mauro Glorioso vive paralizzato dal collo in giù, ma ha scelto di non fermarsi. Lo scorso novembre si è laureato in Medicina, discutendo una tesi sull’intelligenza artificiale applicata alla Tac post-infarto. “Bello raggiungere un obiettivo nonostante tutto”, ha dichiarato, spiegando di guardare avanti senza farsi condizionare dalle scuse mai arrivate.
Con ironia ha commentato anche il risultato accademico, 101 su 110 con dignità di stampa, sottolineando di non sentire alcuna pressione. Un percorso che rappresenta, oggi, il contrappunto umano e civile a una vicenda giudiziaria che continua a interrogare l’opinione pubblica sul senso della responsabilità, sulla pena e sulla possibilità di rieducazione.


