
Il messaggio inviato da Donald Trump al primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre contiene almeno tre affermazioni false: due riguardano il Premio Nobel per la Pace e le presunte guerre che avrebbe “fermato”, la terza – politicamente la più rilevante – riguarda la sovranità della Groenlandia. A smentire il presidente americano, su quest’ultimo punto, non sono prese di posizione europee, ma documenti ufficiali degli Stati Uniti. Riproponiamo l’ottima ricostruzione di David Puente su Open.
Il messaggio a Oslo
Nel testo indirizzato al premier norvegese, Trump accusa implicitamente la Norvegia di aver deciso di non assegnargli il Premio Nobel per la Pace, rivendicando di aver “fermato otto guerre”. Da questa premessa, il presidente passa poi alla Groenlandia, sostenendo che la Danimarca non avrebbe alcun reale «diritto di proprietà» sull’isola, perché – secondo la sua ricostruzione – non esisterebbero documenti scritti a sostegno della sovranità danese, ma solo uno sbarco avvenuto “centinaia di anni fa”.
Una narrazione che Trump utilizza per giustificare l’idea di un controllo statunitense diretto del territorio artico, ritenuto cruciale per la sicurezza globale.
La falsa ricostruzione sulla Groenlandia
L’affermazione secondo cui non esisterebbero documenti che riconoscono la sovranità danese sulla Groenlandia è smentita dagli stessi archivi americani. Il 4 agosto 1916, infatti, l’allora Segretario di Stato degli Stati Uniti Robert Lansing firmò una dichiarazione ufficiale con cui Washington affermava di non opporsi all’estensione degli interessi politici ed economici della Danimarca all’intera Groenlandia.
Il documento venne sottoscritto a New York come appendice alla convenzione che regolava la cessione delle Indie Occidentali Danesi agli Stati Uniti. Si tratta di un atto formale di grande rilievo politico e giuridico: con quella dichiarazione, gli Stati Uniti riconobbero esplicitamente la sovranità danese sull’intera isola, nonostante la Dottrina Monroe, che dal 1823 mirava a limitare l’espansione europea nell’emisfero occidentale.

Una posizione mai cambiata
Quella posizione americana non è mai stata formalmente modificata. Al contrario, è stata ribadita negli accordi successivi tra Washington e Copenaghen. Un esempio è l’accordo sulla sicurezza del 27 aprile 1951, siglato durante la presidenza di Harry Truman e aggiornato nel 2004, sotto l’amministrazione di George W. Bush.
In quegli accordi (qui il documento ufficiale) gli Stati Uniti ottengono ampio accesso militare alla Groenlandia, ma il territorio viene sempre riconosciuto come parte integrante del Regno di Danimarca. Un punto che contraddice in modo diretto la tesi avanzata oggi da Trump.
Il Nobel per la Pace: un’altra affermazione falsa
Anche la parte del messaggio relativa al Premio Nobel per la Pace contiene un errore sostanziale. Trump attribuisce la mancata assegnazione del premio a una decisione del governo norvegese, ma il Nobel per la Pace non viene deciso dall’esecutivo di Oslo. Il riconoscimento è assegnato da un comitato indipendente, separato dalle istituzioni politiche norvegesi. Né il primo ministro né il governo hanno alcun potere diretto sull’attribuzione del premio.
Le presunte “guerre fermate”
Infine, non trovano riscontro nemmeno le affermazioni sulle otto guerre che Trump avrebbe fermato. Nella migliore delle ipotesi, si può parlare di tregue temporanee o di crisi diplomatiche ancora aperte. In alcuni dei casi citati dal presidente americano, inoltre, non esisteva nemmeno una guerra in corso.
Nel complesso, il messaggio sulla Groenlandia e sul Nobel appare come una costruzione retorica priva di basi fattuali, smentita non da avversari politici o governi stranieri, ma dalla storia diplomatica e giuridica degli stessi Stati Uniti.


