
È arrivata dopo tre settimane l’attesa risposta per i genitori di Emanuele Galeppini. Il sedicenne genovese, che viveva da anni a Dubai, è morto per asfissia da inalazione di fumi tossici durante l’incendio scoppiato nel locale Le Constellation di Crans-Montana.
La conferma arriva dagli esami diagnostici e dall’autopsia disposti dalla Procura di Roma, che ha affidato gli accertamenti ai consulenti Sabina Strano Rossi, Fabio Di Giorgio e Antonio Oliva. Le analisi hanno stabilito che il ragazzo ha perso la vita a causa dell’inalazione dei fumi sprigionati dall’incendio, escludendo altre cause traumatiche.
I dubbi dei familiari
Nei giorni successivi alla tragedia, i genitori, Edoardo e Beatrice, assistiti dai legali Alessandro Vaccaro e Nicola Scodnik, avevano sottolineato l’assenza di ustioni sul corpo del figlio e chiesto chiarezza sulle circostanze del decesso. Restava infatti da chiarire se Emanuele fosse stato trovato all’interno o all’esterno del locale.
Le criticità nelle prime ore
I familiari avevano espresso perplessità anche per la gestione dell’identificazione: alle autorità era stato richiesto il Dna dei genitori nonostante il giovane avesse con sé documenti e telefono cellulare. Un dettaglio che ha alimentato ulteriori interrogativi in un contesto già segnato da confusione e dolore.
Esclusa l’ipotesi della calca
Già nelle scorse ore una Tac aveva escluso che Emanuele fosse rimasto schiacciato dalla calca durante la fuga dalle fiamme, una delle ipotesi inizialmente considerate. Gli accertamenti hanno ora chiarito definitivamente la causa della morte, facendo luce su uno degli aspetti più dolorosi della tragedia.


