
SION – Dieci ore di interrogatorio non bastano a scalfire la linea difensiva di Jacques Moretti. Davanti ai pm e a 27 avvocati delle famiglie delle vittime, l’uomo respinge ogni accusa per il rogo del Constellation, costato la vita a 40 persone e causando 116 feriti. «Non ho colpe né responsabilità», ripete, rivendicando di aver rispettato tutte le misure di sicurezza.
Moretti si descrive come una vittima collaterale della tragedia. «In prigione non mangio e non dormo, sono stanco», afferma, parole che però contrastano duramente con il bilancio dell’incendio. Un atteggiamento che molti legali delle parti civili definiscono uno scaricabarile, in cui ogni responsabilità viene spostata su altri.
Nel palazzo di giustizia di Sion, Moretti rivede per la prima volta dopo undici giorni la moglie Jessica Maric. Lei assiste all’interrogatorio e incrocia lo sguardo del marito. I due parlano brevemente, mentre i magistrati entrano nel merito delle uscite di emergenza risultate inutilizzabili durante la fuga.

Alla domanda sulla porta di servizio dietro cui sono stati trovati sei corpi, Moretti risponde: «L’ho trovata chiusa con un chiavistello, ma doveva restare aperta. Non so chi l’abbia chiusa». Stessa versione per lo sgabello che ostruiva un’altra uscita nel seminterrato: «Era lì dal giorno prima, l’ha messo un cliente».
L’imprenditore ammette l’uso di candele sulle bottiglie di champagne, ma prende le distanze: «Era una pratica dello staff, non mia iniziativa». Una versione che collide con le testimonianze dei dipendenti, secondo cui sarebbe stata Jessica Maric a volere quello spettacolo scenografico.
I bengala avrebbero innescato le fiamme sul soffitto rivestito di schiuma isolante, installata dieci anni prima. Anche qui Moretti nega responsabilità: «L’ho acquistata, ma nessuno mi ha detto che fosse infiammabile». E aggiunge: «I controlli ci sono stati, nessuno mi ha mai segnalato problemi».
Sotto la lente degli inquirenti finisce anche la scala del seminterrato, ritenuta troppo stretta. Da lì, la notte di Capodanno, una folla in preda al panico ha tentato di salvarsi. Tra le vittime c’è il 16enne Emanuele Galeppini, morto per asfissia secondo l’autopsia.
I pm svizzeri hanno chiesto una simulazione virtuale dell’incendio, mentre gli avvocati delle famiglie cercano un coordinamento con le autorità italiane. «Ho fatto tutto quello che dovevo», ribadisce Moretti, mentre l’interrogatorio viene rinviato per sua richiesta: «Sono stanco».
Oggi toccherà a Jessica Maric, che ha trascorso la notte in hotel per evitare i cronisti. Jacques spera intanto nella libertà su cauzione: un amico garantisce 400 mila franchi, nonostante sui conti della coppia – abituata a muoversi in Porsche – risultino appena 493 franchi disponibili.


