
Gli Stati Uniti stanno mostrando un comportamento «molto strano per essere nostri alleati». È il giudizio netto espresso dalla presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, a margine del World Economic Forum di Davos, in un’intervista all’emittente francese Rtl. Al centro delle sue parole, le tensioni transatlantiche alimentate dalle posizioni dell’amministrazione americana su Groenlandia e commercio internazionale.
«Non è un comportamento da alleati»
Lagarde non nasconde la sua perplessità di fronte alle recenti mosse di Washington.
«Quando si è insieme nella Nato, quando si è alleati da decenni e si condivide una storia reciproca, minacciare di impadronirsi di un territorio che chiaramente non è in vendita, come la Groenlandia, e brandire restrizioni al commercio internazionale non è un comportamento da alleati», ha affermato.
Parole che fotografano un clima di crescente diffidenza tra Europa e Stati Uniti, in una fase segnata da tensioni geopolitiche e incertezze economiche globali.
«Non incontrerò Trump, ma lo ascolterò»
Alla domanda su un possibile faccia a faccia con il presidente americano, Lagarde ha chiarito che non incontrerà personalmente Donald Trump durante il Forum.
«Lo ascolterò», ha però aggiunto, spiegando che le sue dichiarazioni saranno «interessanti», soprattutto dopo le prese di posizione espresse dagli europei e da altri partner internazionali, come il Canada.
Un atteggiamento prudente, che segnala attenzione ma anche distanza istituzionale.
«Non sono preoccupata, ma sono in allerta»
La presidente della Bce ha definito il proprio stato d’animo con una formula chiara: «Non sono preoccupata, ma sono in uno stato di allerta». L’osservazione riguarda soprattutto l’evoluzione dei rapporti tra i grandi attori globali.
«Presto molta attenzione a come i leader usciranno da questa situazione: più forti o in un clima di ostilità e contrapposizione», ha spiegato, sottolineando il rischio che lo scontro politico possa avere ricadute economiche significative.
Economia e moneta: «Siamo in una buona posizione»
Sul piano interno europeo, Lagarde rivendica però risultati solidi. «Dal punto di vista monetario ed economico siamo in una buona posizione. L’inflazione è sotto controllo e il tasso di interesse è al 2%», ha ricordato.
Diverso il discorso sul fronte economico strutturale, dove «possiamo fare meglio», in particolare su produttività e gestione delle finanze pubbliche. La vera preoccupazione, secondo Lagarde, è che questi risultati vengano messi in discussione dall’incertezza globale.
L’incertezza come nemico della fiducia
La presidente della Bce ha infine richiamato l’impatto concreto dell’instabilità sulle decisioni economiche.
«Quando sei un investitore, un datore di lavoro o anche solo quando decidi di accendere un prestito, vuoi sapere quali saranno le condizioni: come venderai i tuoi prodotti, dove reperirai le materie prime».
In un contesto di incertezza permanente, ha concluso, «fiducia e incertezza non vanno d’accordo. E della fiducia abbiamo bisogno». Una frase che sintetizza il timore principale dell’Europa: che la tensione politica finisca per minare le basi della crescita economica.


