
Un possibile accordo sulla Groenlandia entra nel vivo e apre uno scenario geopolitico destinato a far discutere a lungo. Secondo quanto riferito da fonti di alto livello al New York Times, l’intesa prevederebbe la cessione della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese agli Stati Uniti, consentendo a Washington di realizzare basi militari strategiche nell’Artico. Un quadro che viene paragonato a quello delle basi britanniche a Cipro, considerate a tutti gli effetti territorio del Regno Unito, e che segnerebbe un passaggio rilevante nei rapporti tra alleati occidentali.
La svolta è arrivata a Davos, dove Donald Trump ha annunciato pubblicamente di aver escluso l’uso della forza, aprendo però a un negoziato immediato per il controllo dell’isola. Il presidente americano ha delineato, attraverso un messaggio su Truth, la cornice di un futuro accordo con la Nato e ha collegato l’intesa alla cancellazione dei dazi minacciati contro i Paesi europei che avevano inviato truppe a Nuuk, un passo indietro che ha avuto un impatto immediato sul clima politico transatlantico.
La cornice dell’accordo e il ruolo della Nato

“Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo, è un’intesa che durerà per sempre”, ha scritto Trump dopo quello che ha definito un incontro “molto proficuo” con il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Secondo il presidente, la cornice definita riguarda “l’intera regione artica” e rappresenterebbe una soluzione vantaggiosa non solo per gli Usa, ma per tutte le nazioni dell’Alleanza. Proprio su questa base, Trump ha annunciato che non verranno applicati i dazi doganali inizialmente previsti per il primo febbraio.
Nel suo intervento, il tycoon ha anche fatto riferimento a ulteriori colloqui legati al progetto “Golden Dome” per la Groenlandia, spiegando che i negoziati saranno affidati al vicepresidente JD Vance, al segretario di Stato Marco Rubio, all’inviato speciale Steve Witkoff e ad altri funzionari, tutti con un canale diretto verso la Casa Bianca. Una linea che conferma la centralità strategica dell’isola nelle nuove priorità di sicurezza americana.
Le parole di Trump e le tensioni con l’Europa
Durante il lungo discorso a Davos, Trump ha ribadito che non userà la forza, una dichiarazione che ha rassicurato una platea inizialmente rimasta in silenzio quando il presidente aveva iniziato a parlare della Groenlandia danese. Secondo il leader americano, il controllo dell’isola è essenziale per la sicurezza nazionale e internazionale, perché solo gli Stati Uniti avrebbero la capacità di difenderla da minacce esterne. Ha però chiarito che la difesa avrebbe senso solo in presenza di una vera proprietà del territorio, e non di un semplice affitto, accusando Copenaghen di ingratitudine per il rifiuto a cedere l’isola dopo il ruolo svolto dagli Usa durante la Seconda guerra mondiale.
Nel quadro più ampio del suo intervento, Trump ha alternato elogi e critiche all’Europa, denunciando l’“immigrazione incontrollata” e le politiche sulle energie rinnovabili, pur ribadendo di essere “con la Nato al 100%”. Ha anche espresso dubbi sull’affidabilità degli alleati nella difesa reciproca, tornando sul tema dei dazi come strumento di pressione, prima di annunciare il dietrofront legato all’intesa sulla Groenlandia.
Le reazioni di Danimarca e Alleanza atlantica
Da Copenaghen è arrivata una prima reazione prudente. Il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha accolto con favore il ritiro dei dazi contro i Paesi europei impegnati in Groenlandia, sottolineando che la giornata si è conclusa “meglio di come era iniziata”. Rasmussen ha anche evidenziato l’importanza di tornare a canali di comunicazione più normali e di trovare una soluzione che rispetti il popolo della Groenlandia, un passaggio considerato centrale nel dibattito interno danese.
Sul fronte Nato, Mark Rutte ha commentato che il messaggio di Trump “va dritto al punto” e ha confermato di aver avuto un ottimo incontro con il presidente americano. Incalzato dai giornalisti, il segretario generale ha invitato a leggere attentamente il post pubblicato su Truth, lasciando intendere che il confronto è destinato a proseguire con altre conversazioni già in programma.
L’intesa sulla Groenlandia, se finalizzata, potrebbe quindi ridefinire gli equilibri nell’Artico e i rapporti tra Stati Uniti, Europa e Nato, aprendo una fase nuova e delicata per la sicurezza internazionale e per il futuro politico dell’isola.


