
Vladimir Putin «ha accettato il mio invito a entrare nel Board of Peace per Gaza». A dichiararlo è stato Donald Trump in un’intervista a CNBC.
Poco prima, lo stesso Vladimir Putin aveva confermato di aver ricevuto l’invito a far parte dell’organismo e di essere in fase di valutazione. L’annuncio di Trump arriva dunque come un’accelerazione politica su un’iniziativa che, nelle intenzioni della Casa Bianca, punta a costruire un quadro multilaterale per favorire una soluzione diplomatica sul conflitto a Gaza.
Il Board of Peace, ancora in fase di definizione, dovrebbe riunire figure di primo piano della politica internazionale con l’obiettivo di promuovere un cessate il fuoco duraturo e un percorso negoziale condiviso. L’eventuale ingresso di Putin rappresenterebbe un segnale rilevante sul piano geopolitico, soprattutto alla luce delle tensioni ancora aperte tra Mosca e Washington su altri dossier globali.
Il Board of Peace per Gaza è un organismo informale promosso dall’amministrazione statunitense con l’obiettivo di creare uno spazio politico-diplomatico parallelo ai canali tradizionali. Non si tratta di un’istituzione dell’ONU né di un tavolo negoziale ufficiale, ma di una piattaforma ristretta che riunisce leader politici, ex capi di Stato e figure considerate in grado di esercitare un’influenza diretta o indiretta sui principali attori coinvolti nel conflitto. L’idea alla base è quella di aggirare gli stalli della diplomazia multilaterale classica, spesso paralizzata da veti incrociati, e favorire invece un confronto più flessibile, rapido e meno vincolato da procedure formali.
Secondo quanto trapela da ambienti vicini alla Casa Bianca, il Board avrebbe tre funzioni principali: lavorare a una proposta condivisa di cessate il fuoco, definire garanzie di sicurezza regionali e avviare una cornice politica per il “dopo Gaza”, includendo ricostruzione, amministrazione del territorio e ruolo degli attori regionali. L’ingresso di figure provenienti da blocchi geopolitici contrapposti – come Russia, Paesi occidentali e potenze regionali – viene visto come un tentativo di riequilibrare il peso negoziale e di evitare che l’iniziativa venga percepita come esclusivamente occidentale o filoamericana. Proprio per questo, la partecipazione di Mosca assumerebbe un valore simbolico e strategico, segnalando la volontà di riportare il dossier Gaza su un terreno di confronto globale, anziché lasciarlo confinato a una logica di schieramenti rigidi.


