
Il ciclone Harry ha perso forza, ma lascia dietro di sé una scia di distruzione, acqua e fango. In tre giorni di nubifragi, raffiche di vento e mareggiate, il fenomeno ha colpito duramente Sicilia, Sardegna e Calabria, devastando oltre 100 chilometri di costa solo nell’isola maggiore. Le onde hanno raggiunto al largo un’altezza record di 16 metri, mentre lungo le coste siciliane il mare ha superato in più punti i 9 metri.
La conta dei danni è appena iniziata. Il presidente della Regione siciliana parla di mezzo miliardo di euro e ha convocato una riunione straordinaria della Giunta, annunciando la richiesta di stato di emergenza nazionale. Analoga iniziativa è stata preannunciata anche dalla Sardegna, dove decine di famiglie evacuate, linee ferroviarie interrotte e frane raccontano la portata dell’evento.
Sulla costa ionica siciliana il ciclone ha cancellato strade, abbattuto muri, divelto pali della luce. A Letojanni un’onda ha scavalcato la spiaggia e invaso il paese fino alla piazza principale, mentre le campane suonavano per l’allerta. Situazioni simili a Santa Teresa di Riva, Roccalumera, Giardini Naxos, Sant’Alessio Siculo, Furci Siculo, Nizza di Sicilia e Alì Terme, dove stabilimenti balneari, locali e abitazioni sono stati travolti.
Gravi conseguenze anche sulle infrastrutture: in più punti della linea ferroviaria Messina–Catania i binari sospesi nel vuoto hanno imposto stop e rallentamenti. Nel Catanese, l’esondazione dei torrenti e l’innalzamento dei livelli dei fiumi hanno costretto a evacuazioni di massa, mentre nel Siracusano è stato evacuato il borgo marinaro di Marzamemi. In Calabria, a Melito Porto Salvo, il mare ha fatto crollare cento metri di lungomare.
Nonostante l’impatto devastante, non si registrano vittime né feriti. Tra macerie e fango, resta l’immagine dei giovani volontari che, pale e secchi alla mano, hanno lavorato per ore per liberare le strade e aiutare i residenti: un segno di solidarietà in mezzo all’emergenza.


