
È stata definita da Donald Trump una «giornata eccitante» l’apertura al Forum di Davos della cerimonia di firma del nuovo Board of Peace, il Consiglio di Pace che il presidente americano presiederà personalmente. «Tutti vogliono entrarne a far parte», ha dichiarato, assicurando che l’organismo «lavorerà con molti altri attori internazionali, inclusa l’Onu».
Nel suo intervento, Trump ha rivendicato ancora una volta i risultati della propria azione diplomatica, sostenendo di aver fermato otto guerre e di aver portato «finalmente la pace in Medio Oriente». Ha inoltre lasciato intendere di essere vicino alla soluzione di un nono conflitto, con un chiaro riferimento alla guerra in Ucraina, su cui ha parlato di «grandi progressi».
Il presidente Usa ha poi richiamato il cessate il fuoco a Gaza, attribuendone il merito alla sua iniziativa. «La gente non muore più di fame», ha affermato, sottolineando l’afflusso di aiuti umanitari record nella Striscia e collegando questo risultato alla nascita del nuovo Consiglio di Pace.
Concluso il discorso, Trump ha firmato il trattato istitutivo del Board of Peace, presentando uno a uno i leader invitati, che hanno siglato il documento sedendosi alla sua destra e sinistra. A introdurli è stata la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, mentre la cerimonia assumeva i toni di un evento politico globale.
Non sono mancate le stoccate. Trump ha rivendicato di aver costretto i Paesi della Nato a rispettare la soglia del 2% del Pil in spese militari, criticando apertamente la Spagna: «Non so che problema abbiano, vogliono scroccare», ha detto, aggiungendo che intende parlarne direttamente con Madrid.
Nel suo intervento, il presidente americano ha anche criticato le Nazioni Unite, riconoscendone il potenziale ma accusandole di non saperlo sfruttare. Il Board of Peace, secondo Trump, diventerà «uno degli organismi più importanti del mondo», capace di incidere dove l’Onu avrebbe fallito.
La cerimonia si è conclusa con la firma della risoluzione inaugurale per il mandato del Consiglio di Pace per Gaza, in base alla risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza Onu. Trump ha promesso una ricostruzione «grandiosa» della Striscia e ha esortato Hamas a restituire le spoglie dell’ultimo ostaggio israeliano. Subito dopo ha preso la parola il segretario di Stato Marco Rubio, che ha lodato il presidente per aver «sognato l’impossibile».
A Davos è stato mostrato anche il piano di ricostruzione di Gaza, illustrato da Jared Kushner, genero di Trump. Le immagini proiettate hanno presentato una “New Gaza” futuristica, con grattacieli e infrastrutture ispirate a città come Dubai e Doha. Al Board of Peace sono stati invitati 59 leader, dai Paesi arabi all’Europa, fino a Russia e Bielorussia.
La composizione del Consiglio ha però sollevato malumori diplomatici, a partire da Israele. Il premier Benjamin Netanyahu avrebbe espresso irritazione per la presenza di alcuni membri, come la Turchia, mentre Trump ha cercato di coinvolgerlo offrendo a Israele un ruolo nel Board.
Ancora più clamoroso il rifiuto del presidente francese Emmanuel Macron, che ha spinto Trump a minacciare dazi del 200% su vini e champagne francesi. Da più capitali europee emerge il timore che il Board of Peace rappresenti una sorta di alternativa alle Nazioni Unite, con ambizioni globali e un assetto fortemente presidenziale, in cui Trump conserverebbe un potere di veto quasi assoluto su decisioni, membri e agenda.


