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Zelensky a Davos, il duro attacco all’Europa: “Sempre in attesa, ma il mondo non aspetta”. Trilaterale con Russia e Usa ad Abu Dhabi

Pubblicato: 22/01/2026 15:50

Esordio durissimo di Volodymyr Zelensky al World Economic Forum di Davos, dove il presidente ucraino ha rivolto una critica frontale all’Europa, accusandola di immobilismo politico, mancanza di volontà e incapacità di agire nel presente. Un intervento lungo e articolato, concluso da una standing ovation, ma segnato da parole che hanno messo sotto accusa l’intero sistema europeo di sicurezza.

“Viviamo in un Groundhog Day che dura da anni”

Zelensky ha aperto il suo discorso con un riferimento diretto al film Groundhog Day, per descrivere la condizione dell’Ucraina e, più in generale, dell’Europa. «Tutti conoscono il film Groundhog Day ma nessuno vuole ripetere una cosa così per anni, ma così è come noi viviamo. L’anno scorso ho finito il mio discorso dicendo “l’Europa deve sapere come difendersi”. È passato un anno ma non è cambiato niente». Da qui l’affondo sull’attualità geopolitica: «Adesso la questione è Groenlandia e tutti aspettano che gli Stati Uniti si calmino, ma che succede se non lo fanno?».

Iran, Venezuela e Putin: il doppio standard europeo

Il presidente ucraino ha poi allargato lo sguardo oltre il conflitto con la Russia, chiamando in causa l’Iran e il Venezuela come esempi di una comunità internazionale incapace di intervenire. «Tutti hanno visto le proteste in Iran, ma è stata soffocata nel sangue e in Europa era a Natale. Se il regime iraniano sopravvive, il messaggio sarà “uccidi abbastanza persone e resterai al potere”».
Zelensky ha poi confrontato la situazione venezuelana con quella russa: «Avete visto cosa è successo in Venezuela. Si può essere d’accordo o no ma Nicolas Maduro è sotto processo a New York e, mi scuso, Putin non lo è».

Fondi russi congelati e tribunale sull’aggressione

Nel suo intervento, Zelensky ha criticato duramente l’Europa per la gestione dei fondi russi congelati e per la mancata istituzione di un tribunale internazionale.
«Putin sta lottando per i suoi fondi congelati in Europa. Quando è arrivato il momento di usare quei fondi per aiutare contro l’aggressione russa, la decisione è stata bloccata. Putin è riuscito a bloccarla».
E ancora: «L’Europa non sta avanzando neanche sul Tribunale sui danni dell’aggressione. Cosa manca, tempo o volontà politica? Sono grato per le garanzie di sicurezza, ma sono per dopo la fine della guerra».

Petroliere russe e Nato: “L’Europa aspetta sempre”

Altro passaggio centrale del discorso ha riguardato la sicurezza energetica e militare. «All’Europa piace parlare del futuro ma perché non del presente? Perché il presidente Donald Trump può bloccare le petroliere russe e l’Europa non lo fa anche se passano vicino alle sue coste?».
Zelensky ha poi accusato l’Europa di affidarsi sempre alla Nato: «L’Europa aspetta sempre che la Nato la difenda. Se voi mandate 40 soldati in Groenlandia, che messaggio manda a Putin, alla Cina, alla Danimarca?».

“Rifiutare di combattere per la libertà ha conseguenze”

Il presidente ucraino ha richiamato anche il caso della Bielorussia:
«Nel 2020 avete rifiutato di aiutare la rivolta della Bielorussia per la democrazia e ora i missili Oreshnik sono in Bielorussia e hanno vari paesi europei nel loro raggio».
E ha sintetizzato così l’atteggiamento europeo: «L’Europa rimane in modalità Groenlandia: ‘forse qualcuno da qualche parte farà qualcosa’. Ma noi vediamo che le forze che vogliono distruggere l’Europa non aspettano un solo giorno». Nel suo discorso ha citato anche il premier ungherese Viktor Orbán, come esempio di ambiguità interna all’Unione.

Missili e aiuti militari: “Non se ne parla più”

Zelensky ha denunciato il progressivo silenzio sugli aiuti militari più avanzati:
«Si è passato tutto l’anno scorso a discutere di missili a lungo raggio per l’Ucraina, ora non se ne parla neanche più. Non si parla di missili Taurus, non si parla dei missili Tomahawk per non rovinare l’umore degli americani».

Dialogo con Trump e spiragli diplomatici

Nel finale, il presidente ucraino ha parlato dei contatti in corso con gli Stati Uniti:
«Oggi abbiamo incontrato Trump. La nostra squadra lavora ogni giorno con la sua squadra. Non è semplice ma i documenti sono quasi pronti per arrivare alla pace». Zelensky ha confermato che emissari americani saranno a Mosca e che sono previsti incontri trilaterali ad Abu Dhabi.

La conferma di questo appuntamento giunge in un clima di estrema attesa e moderato ottimismo. Zelensky ha sottolineato come la preparazione di questo incontro sia il frutto di un lavoro diplomatico sotterraneo durato mesi, volto a trovare una quadra tra le esigenze di sicurezza nazionale e la necessità di una pace durabile. La partecipazione degli Stati Uniti funge da garanzia internazionale per il processo, mentre la presenza della Russia segnala una possibile apertura verso una soluzione concordata. Gli Emirati Arabi Uniti offrono il contesto ideale per garantire la massima riservatezza e sicurezza ai delegati, permettendo un confronto diretto che finora era parso quasi impossibile da realizzare.

«Spero che la guerra si fermi, lo spero»

Ha chiuso il suo intervento con un appello diretto all’Europa: «Siamo pronti a stare con l’Europa che conta veramente, avete bisogno anche voi dell’indipendenza dell’Ucraina perché anche voi domani dovrete difendere il vostro modello di vita». Il discorso si è concluso con le parole: «L’ordine mondiale viene con l’azione. Finire il Groundhog Day è possibile. Gloria all’Ucraina».
La sala ha risposto con una lunga standing ovation.

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Ultimo Aggiornamento: 22/01/2026 19:15

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