
Emergono nuovi dettagli sul passato dei locali gestiti dai coniugi Moretti, oggi al centro dell’inchiesta per la tragedia di Crans-Montana. Il Tg1 ha diffuso questa sera alcune immagini esclusive dell’intervento dei vigili del fuoco svizzeri in un incendio avvenuto a marzo 2024. Il rogo aveva coinvolto un locale nel villaggio di Lens, a pochi chilometri da Crans-Montana, sempre nel Cantone Vallese.
Secondo le ricostruzioni, le fiamme avevano distrutto completamente gli arredi interni del locale, allora in fase di ristrutturazione dopo il cambio di proprietà. Nonostante l’episodio, non sarebbero stati effettuati controlli negli altri due locali della coppia fino al disastro avvenuto il Capodanno 2026.
Il locale ‘Le vieux chalet’ e l’inchiesta in corso
Il locale colpito dall’incendio, denominato ‘Le vieux chalet’, era stato trasformato in un ristorante tipico con specialità della Corsica, terra d’origine di Jacques Moretti. L’episodio aveva già acceso interrogativi sulla sicurezza e sulla gestione dei locali della coppia.
L’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana si troverebbe ora a uno snodo cruciale, con la possibilità di un suo allargamento. Domani, l’avvocato di parte civile Sébastien Fanti depositerà un esposto con decine di segnalazioni che accusano sia i coniugi sia il Comune, aprendo nuovi scenari investigativi e giuridici.
Si parla di catena di incendi: cosa succedeva nei locali di Moretti
Tre incendi in meno di due anni. A poter aggravare le accuse contro Jacques Moretti e Jessica Maric non c’è solo il precedente delle fiamme del 2024, divampate nel seminterrato del Constellation a causa di candele scintillanti troppo vicine al controsoffitto fonoassorbente. Nel marzo dell’anno precedente un altro rogo misterioso era scoppiato nel vecchio bar di Lens, poi ristrutturato nel ristorante di lusso Le Vieux Chalet. Una catena di fuoco che, nonostante la gravità, non ha attivato controlli sistematici sulla sicurezza da parte del municipio.
Il dossier dell’avvocato Sébastien Fanti, che assiste diverse famiglie delle vittime e dei feriti della strage di Capodanno, è atteso in Procura a Sion sotto forma di esposto. Insieme ad altri legali di parte civile, Fanti consegnerà testimonianze che promettono di scardinare la narrazione autoassolutoria dei proprietari. Tra queste, il racconto di un cliente francese che già due anni fa avrebbe documentato un principio di incendio della schiuma poi andata a fuoco la notte di San Silvestro. Allora la prontezza dei presenti evitò il disastro. La Procura si dice pronta a verbalizzare i nuovi elementi e ad acquisire le immagini, potenzialmente decisive per una riqualificazione delle accuse da colpose a dolose.
La consapevolezza del rischio incendio è al centro delle verifiche. Un profilo che contraddirebbe le dichiarazioni di Jacques Moretti, il quale ha sostenuto di non sapere che i pannelli potessero bruciare. I magistrati esaminano anche la posa del soffitto fonoassorbente, incollato nel 2015 dallo stesso Moretti insieme a un operaio rumeno, impiegato dopo la ristrutturazione del night club Lolla Palooza gestito dall’imprenditore a San Bonifacio, in Corsica. Nel 2016 il co-proprietario del Constellation è stato condannato per lavoro nero: l’operaio non aveva contratto. In interrogatorio, Moretti avrebbe rifiutato di fornire il nome dell’uomo «per proteggerlo». La Procura, però, intende rintracciarlo: potrebbe confermare che i pannelli non erano ignifughi.


