
Dopo vent’anni di negoziati, Unione europea e India hanno firmato a Nuova Delhi lo storico accordo di libero scambio. A darne l’annuncio è stata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha parlato di una “pagina di storia”, sottolineando la portata globale dell’intesa. Soddisfazione anche da parte del primo ministro indiano Narendra Modi, che ha definito l’accordo “una partnership per il bene globale”, capace di rafforzare la stabilità in un contesto internazionale sempre più frammentato.
L’intesa crea una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, coinvolgendo circa due miliardi di persone e rappresentando quasi un quarto del Pil globale. Per l’India si tratta del più ampio accordo commerciale mai firmato, mentre per l’Ue è una tappa chiave nella strategia di diversificazione dei partner economici.
Un’intesa di portata trasformativa
Il trattato è il risultato di un percorso iniziato oltre vent’anni fa e rilanciato nel 2021. Bruxelles lo definisce un accordo “trasformativo”, pensato per produrre benefici progressivi e duraturi nel tempo.
Per l’Unione europea significa ottenere un accesso privilegiato a un mercato finora protetto da dazi molto elevati, in settori dove le imprese europee sono particolarmente competitive: dall’agroalimentare ai servizi, fino all’industria manifatturiera avanzata. Per Nuova Delhi, l’accordo garantisce continuità nell’accesso al mercato europeo in una fase delicata, segnata dall’uscita dal Sistema di Preferenze Generalizzate dell’Ue.
Dai vini alle auto: come cambiano i dazi
Uno degli elementi centrali dell’intesa è la riduzione significativa delle barriere tariffarie.
I dazi sui vini di alta gamma scenderanno dal 150 per cento al 20 per cento, quelli su liquori e birra dal 110 al 40 per cento. L’olio d’oliva vedrà l’azzeramento completo dei dazi, mentre per gli alimenti trasformati come pasta, cioccolato e prodotti da forno si passerà dal 50 per cento allo zero.
Importanti benefici sono previsti anche per il settore automobilistico europeo, con una riduzione graduale dei dazi indiani dal 110 al 10 per cento, subordinata al rispetto di specifiche condizioni. In parallelo verranno in gran parte eliminati i dazi su macchinari, prodotti chimici e farmaceutici, oltre a una forte liberalizzazione per dispositivi medici, ottica, plastica, metalli, perle e pietre preziose.
L’accordo riguarda inoltre comparti strategici come ferro e acciaio, aeronautica e spazio, ampliando in modo significativo le opportunità di export per le imprese europee.
Cooperazione su sicurezza, difesa e mobilità
Il trattato non si limita al commercio. Prevede anche una nuova partnership su sicurezza e difesa, particolarmente rilevante per l’India, che punta a ridurre la propria dipendenza dagli armamenti russi, oggi stimata attorno all’80 per cento.
Sul fronte della mobilità, è stato firmato un memorandum dedicato a tecnici altamente qualificati, studenti, ricercatori e lavoratori stagionali, con l’obiettivo di facilitare gli scambi di competenze tra le due aree.
L’obiettivo strategico dell’Unione europea
Per Bruxelles la politica commerciale diventa sempre più uno strumento geopolitico. L’accordo con l’India si inserisce nel contesto della rivalità tra Stati Uniti e Cina e tiene conto delle fragilità emerse con la pandemia e con la guerra in Ucraina.
Il doppio obiettivo è chiaro: da un lato fare dell’India un hub manifatturiero alternativo alla Cina, rafforzando la resilienza delle catene di approvvigionamento europee; dall’altro consolidare un’alleanza tra le due maggiori democrazie del mondo, creando un volano per investimenti e cooperazioni future, anche sul piano infrastrutturale.
Secondo fonti europee, l’intesa con Nuova Delhi, insieme a quella con il Mercosur, non rappresenta un punto di arrivo ma l’inizio di un più ampio riallineamento economico e geopolitico, pensato per rafforzare indipendenza, competitività e influenza dell’Unione europea in un mondo sempre più multipolare.


