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Papa Leone sceglie di vivere nella mansarda del palazzo apostolico: stile di vita sobrio e una palestra

Pubblicato: 30/01/2026 09:58

C’è un tempo, dentro le mura leonine, in cui il silenzio parla più delle parole. È il tempo dei preparativi, delle luci che restano accese oltre l’orario consueto, dei passi che risuonano nei corridoi quando i visitatori se ne sono andati. Un tempo fatto di attese e di segni quasi impercettibili, che però raccontano un cambiamento imminente. Nulla di clamoroso, nulla di plateale: solo dettagli che, messi insieme, disegnano una scelta.

Negli ultimi mesi quel tempo sospeso si è materializzato in una presenza discreta ma costante: operai al lavoro, una gru che sale lungo la facciata, finestre che si illuminano e poi tornano buie. Scene che hanno alimentato ipotesi, speranze e nostalgie, soprattutto tra chi aspettava un gesto capace di ristabilire un equilibrio simbolico dopo anni vissuti come una parentesi. Ma il ritorno annunciato non sarà quello che molti immaginavano.
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Leone XIV e la scelta di un ritorno diverso

Leone XIV rientrerà nelle prossime settimane nel Palazzo apostolico vaticano, ma senza occupare il tradizionale Appartamento pontificio. Una decisione che segna un ritorno solo apparente alla consuetudine, perché l’alloggio scelto da Robert Francis Prevost si trova in una zona diversa, collocata tra la Terza Loggia — da cui il Papa si affaccia ogni domenica per l’Angelus — e il tetto dell’edificio.

Si tratta di un piano autonomo, poco visibile dall’esterno, riconoscibile soltanto per alcune finestrelle che emergono sopra le grandi cornici delle finestre più note ai fedeli. In Vaticano li chiamano i “soffittoni”: ambienti nati come spazi di servizio e trasformati nel tempo in piccoli appartamenti. Un luogo appartato, lontano dall’enfasi scenografica che per decenni ha accompagnato la vita privata dei Pontefici.

Sobrietà, riservatezza e scelte pratiche

La nuova residenza riflette uno stile preciso. Sobria, funzionale, priva di elementi monumentali. Il colore dominante è il bianco, scelto non come richiamo simbolico ma come cifra di semplicità. La camera da letto non affaccia su piazza San Pietro, una scelta letta come esigenza di riservatezza e anche di sicurezza. L’arredo è essenziale, di produzione commerciale, senza soluzioni artigianali o personalizzazioni di pregio.

Non è previsto un bagno interno alla stanza: l’accesso avviene dal corridoio. È stata invece realizzata una cucina, anch’essa semplice, insieme a una serie di ambienti ricavati con tramezzi per ospitare i collaboratori più stretti, tra cui i due segretari particolari, don Edgard Iván Rimaycuna e don Marco Billeri. Vicino alle stanze si trova una cappella, più piccola rispetto a quella storica della Terza Loggia, illuminata da un moderno sistema a led, al posto del tradizionale lampadario.

Palestra, terrazza e una vita meno esposta

Tra gli spazi più significativi c’è una palestra, piuttosto ampia, affacciata verso il torrione dello Ior. Un dettaglio che racconta l’indole pragmatica del Pontefice e la sua attenzione all’attività fisica. Leone XIV potrà inoltre ritirarsi in preghiera sulla terrazza pensile, dove in passato Giovanni Paolo II aveva fatto realizzare una riproduzione della Grotta di Lourdes e dove, negli stessi anni, era stata installata anche una piccola piscina.

La scelta di questi ambienti segna una distanza evidente dall’Appartamento storico, teatro di immagini entrate nella memoria collettiva. Dalla luce accesa nella notte del 2 aprile 2005, che annunciò la fine dell’agonia di Giovanni Paolo II, fino al racconto di Georg Gänswein, che descrisse l’emozione di spegnere l’ultimo interruttore dopo la rinuncia di Benedetto XVI. Scene che appartengono a un’altra stagione.

I lavori e il peso della storia

Fin dai giorni successivi al Conclave, Leone XIV aveva deciso di lasciare l’alloggio riservatogli da cardinale nello stabile dell’ex Sant’Uffizio. I lavori di ristrutturazione, però, si sono rivelati più complessi del previsto. L’edificio presentava infiltrazioni, umidità e impianti obsoleti, criticità già emerse in passato e aggravate dal tempo.

È stato necessario rifare integralmente il circuito elettrico e quello idraulico, modernizzando le condotte per agevolare la manutenzione. A questo si è aggiunta l’esigenza di adeguare gli spazi alle nuove sfide tecnologiche, con interventi di protezione e schermatura. Un lavoro lungo, rallentato anche dal numero limitato di operai a disposizione del Vaticano.

Quegli ambienti, ricavati nel 1939 come piccoli appartamenti sotto un tetto con giardino pensile, hanno ospitato per decenni segretari, religiose e ospiti privati. Ora tornano al centro della vita del Papa, diventando il simbolo di un pontificato che sceglie la continuità senza nostalgia, e una normalità che non coincide più con il passato.

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