
In un momento in cui l’attenzione globale torna a focalizzarsi con speranza sulle condizioni di salute di Michael Schumacher, emerge la testimonianza carica di affetto e malinconia di Riccardo Patrese. L’ex pilota italiano, oggi 71enne e detentore per tre lustri del record di Gran Premi disputati, ha condiviso riflessioni profonde sul legame che lo unisce al sette volte campione del mondo, suo compagno di squadra in Benetton nel 1993. In un’intervista rilasciata a ‘hochgepokert.com’, Patrese non ha nascosto il dolore per il destino dell’amico: “Spero che Michael stia migliorando ogni giorno perché è un mio caro amico. E sono così dispiaciuto che si trovi in questa situazione”.
Le indiscrezioni trapelate nelle ultime settimane descrivono uno Schumacher non più costretto a letto, capace di seguire le gare di Formula 1 e di muoversi nella propria residenza con l’ausilio di una sedia a rotelle. Patrese aggiunge dettagli toccanti su questo lento percorso: “È nel suo mondo, ma riconosce le persone intorno a lui, volti familiari”, sottolineando però con amarezza una percezione distorta della realtà: “Sono sicuro che non sappia di essere un sette volte campione del mondo”.

Il silenzio della famiglia e l’ultimo contatto mancato
Il rispetto per la privacy imposto da Corinna Schumacher è sempre stato ferreo, un muro alzato a protezione della dignità del campione dopo il tragico incidente sulle nevi di Méribel nel 2013. Patrese ricorda di aver offerto il proprio supporto sin dai primi istanti: “Dopo l’incidente, ho detto a Corinna: ‘Dovrei venire e magari provare a parlargli per vedere se si sveglia e cose del genere?’. E lei mi ha risposto: ‘Non preoccuparti, Riccardo’”. Da quel momento, il pilota italiano ha compreso la volontà dei familiari di limitare le visite a una cerchia ristrettissima, che include figure come Jean Todt e Luca Badoer.
Il ricordo di quel fatidico dicembre è ancora vivido. Patrese racconta di aver tentato un approccio immediato, senza ricevere riscontro: “Gli ho mandato un messaggio: ‘Stai bene, Michael?’. Purtroppo, non ha ricevuto risposta. Ho capito subito che era una cosa seria, e in quel momento è cambiato tutto”. Nonostante i piccoli segnali di progresso riportati da fonti vicine, come il fatto che il tedesco riesca a “sedersi, osservare, guardarsi intorno e stabilire un contatto visivo”, la prudenza resta massima. Patrese, che ha incontrato Corinna l’ultima volta a Goodwood nel 2019, conclude con realismo: “Possiamo solo sperare che migliori… ma per quanto ne so, la sua situazione non è cambiata da diversi anni”.


