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Iran-USA, Khamenei avverte Trump: “Un attacco scatenerebbe una guerra regionale”

Pubblicato: 01/02/2026 23:14

Sale la tensione in Medio Oriente dopo le parole della guida suprema iraniana Ali Khamenei, che domenica ha avvertito che qualsiasi attacco degli Stati Uniti provocherebbe una “guerra regionale”. Una presa di posizione durissima, arrivata mentre Washington rafforza la propria presenza militare nell’area e il presidente Donald Trump minaccia azioni contro Teheran per la repressione delle recenti proteste interne.
Le dichiarazioni di Khamenei rappresentano finora il messaggio più diretto rivolto agli Stati Uniti, con la portaerei americana e le unità navali al seguito schierate nel Mar Arabico.

La minaccia di Khamenei e la risposta di Trump

Parlando a Teheran durante una cerimonia legata alla Rivoluzione islamica del 1979, Khamenei ha accusato gli Stati Uniti di voler mettere le mani sulle risorse del Paese, dal petrolio al gas, sostenendo che Washington mirerebbe a controllare l’Iran come in passato.
Gli americani devono sapere che, se questa volta intraprenderanno una guerra, sarà una guerra regionale”, ha affermato. La guida suprema ha aggiunto che l’Iran non cerca lo scontro, ma che qualsiasi aggressione riceverà una risposta dura.

Interpellato sull’avvertimento, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno dispiegato “le navi più grandi e potenti del mondo” nelle acque vicine, ribadendo però la speranza di raggiungere un accordo. In caso contrario, ha lasciato intendere che Washington è pronta a valutare altre opzioni.
Il presidente americano continua a sostenere che Teheran voglia negoziare, citando anche il dossier nucleare come uno dei nodi principali da risolvere.

Proteste interne e repressione: migliaia di arresti

Khamenei ha definito le manifestazioni che attraversano il Paese da settimane come un vero e proprio “colpo di Stato”, rafforzando la linea dura del governo. Le proteste, iniziate il 28 dicembre dopo il crollo del rial, si sono rapidamente trasformate in una sfida diretta al potere centrale.
Secondo organizzazioni indipendenti, decine di migliaia di persone sarebbero state arrestate dall’inizio delle manifestazioni e il bilancio delle vittime sarebbe estremamente pesante, con migliaia di morti, in gran parte manifestanti. Il governo iraniano fornisce cifre molto più basse, parlando di poco più di tremila vittime complessive e definendo una parte dei deceduti come “terroristi”.
Le accuse di sedizione in Iran possono portare alla pena di morte, un aspetto che riaccende i timori di esecuzioni di massa e che rappresenta una linea rossa per Washington.

Esercitazioni nello Stretto di Hormuz e allerta americana

In parallelo, Teheran ha annunciato esercitazioni militari con fuoco vivo nello Stretto di Hormuz, il passaggio strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il comando militare statunitense ha messo in guardia l’Iran dal minacciare unità americane o interferire con il traffico commerciale durante le manovre.
Un segnale ulteriore di quanto il confronto stia diventando sempre più delicato, con il rischio concreto di incidenti in una delle aree più sensibili del pianeta.

Scontro anche con l’Europa: “Eserciti UE considerati gruppi terroristici”

La crisi si è estesa anche ai rapporti con l’Unione europea. Il presidente del Parlamento iraniano ha annunciato che Teheran considera ora tutti gli eserciti dei Paesi UE come gruppi terroristici, in risposta alla decisione europea di includere la Guardia Rivoluzionaria iraniana tra le organizzazioni terroristiche.
La mossa, destinata a restare in gran parte simbolica, è stata accompagnata da una dura retorica contro l’Europa, accusata di seguire ciecamente la linea americana. In Parlamento, diversi deputati hanno indossato uniformi militari in segno di sostegno alle forze armate, mentre in aula sono risuonati slogan contro Stati Uniti e Israele.

Un quadro sempre più instabile

Tra minacce militari, repressione interna e scontri diplomatici, il confronto tra Iran e Stati Uniti entra in una fase particolarmente critica. Il rischio è che la crisi, nata dalle proteste e alimentata dalla pressione internazionale, possa trasformarsi in un conflitto più ampio, con conseguenze imprevedibili per l’intera regione.
Per ora prevalgono le dichiarazioni e le dimostrazioni di forza. Ma il clima resta teso, e ogni passo falso potrebbe far precipitare una situazione già estremamente fragile.

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Ultimo Aggiornamento: 01/02/2026 23:16

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