
Un assalto di estrema violenza ha colpito la Nigeria centrale, lasciando dietro di sé un bilancio drammatico e ancora provvisorio. Un villaggio dello Stato di Kwara è stato teatro di un’incursione armata che ha provocato decine di vittime e distruzione diffusa, confermando il crescente livello di insicurezza nell’area centro-occidentale del Paese. Le operazioni di ricerca proseguono senza sosta tra le aree rurali e la boscaglia circostante, mentre emergono nuovi dettagli sull’accaduto e sulle possibili responsabilità.
Secondo fonti umanitarie e istituzionali, l’attacco rappresenta l’episodio più sanguinoso registrato quest’anno nella zona. Le autorità locali parlano di una comunità devastata, con intere famiglie sterminate e numerosi dispersi, mentre cresce la preoccupazione per l’espansione della violenza armata in regioni finora considerate relativamente stabili.
L’assalto al villaggio e il bilancio in aumento

L’attacco è avvenuto nel villaggio di Woro, nello Stato di Kwara, dove un commando di uomini armati ha fatto irruzione aprendo il fuoco contro la popolazione. In un primo momento il numero delle vittime era stato stimato in poco più di sessanta morti, ma con il proseguire delle ricerche il bilancio si è aggravato fino a raggiungere almeno 170 morti, secondo quanto confermato dalla Croce rossa nigeriana. Le operazioni di soccorso hanno permesso di individuare nuovi corpi tra le abitazioni distrutte e le aree circostanti.
Durante il raid, avvenuto nella giornata di martedì, gli aggressori hanno dato alle fiamme case e negozi, riducendo in cenere gran parte del villaggio. L’area colpita si trova vicino al confine con lo Stato del Niger, una zona già segnata da incursioni armate, rapimenti e saccheggi di bestiame, fenomeni che negli ultimi mesi hanno conosciuto una forte recrudescenza.
L’ipotesi jihadista e le indagini in corso
Tra le piste seguite dagli investigatori emerge con forza quella jihadista. Alcuni residenti sopravvissuti hanno riferito che gli assalitori, già noti nella zona per precedenti predicazioni, avrebbero intimato agli abitanti di rinnegare la fedeltà allo Stato nigeriano e di adottare la Sharia, la legge islamica. Al rifiuto della popolazione, i militanti avrebbero aperto il fuoco durante un momento di preghiera collettiva, scatenando il massacro.
La portavoce della polizia dello Stato di Kwara, Adetoun Ejire-Adeyem, ha confermato che forze di polizia ed esercito sono state dispiegate nell’area per un’operazione congiunta di ricerca e soccorso. Al momento, tuttavia, le autorità non hanno diffuso un bilancio ufficiale definitivo delle vittime, sottolineando che le verifiche sono ancora in corso e che potrebbero emergere nuovi dati nelle prossime ore.
Pressioni internazionali sulla sicurezza nigeriana
L’ennesima strage riporta la Nigeria al centro dell’attenzione internazionale sul tema della sicurezza. Negli ultimi mesi il Paese è finito sotto pressione da parte di diversi attori globali, dopo le accuse di incapacità nel proteggere le comunità civili da attacchi islamisti e rapimenti di massa. In passato anche l’amministrazione statunitense aveva sollevato critiche sulla tutela delle comunità cristiane colpite da violenze.
Le autorità nigeriane hanno respinto l’ipotesi di una persecuzione sistematica, ribadendo l’impegno nel contrasto ai gruppi armati e la collaborazione con i partner internazionali per rafforzare la sicurezza nazionale. Intanto, nel Kwara, resta il dolore per una comunità distrutta e l’attesa di risposte su uno degli episodi più gravi dell’anno.


