
La notte inaugurale dei Giochi di Milano-Cortina 2026 ha regalato un momento destinato a restare negli annali della televisione e del costume. Sul palco dello stadio San Siro, davanti a una folla oceanica di 67mila spettatori, la diva internazionale Mariah Carey ha letteralmente stregato il pubblico con un omaggio alla canzone italiana per eccellenza: Nel blu dipinto di blu. Ma dietro la perfezione di una performance che ha fatto vibrare l’intero impianto milanese, si nascondeva un piccolo, geniale segreto tecnico per evitare gaffe linguistiche in una lingua, l’italiano, che non è certamente la sua.
Il segreto del “Voh-lah-reH”: il gobbo della diva
Affrontare un brano iconico di Domenico Modugno senza scivolare in strafalcioni di pronuncia richiedeva una strategia infallibile. Ed è qui che è entrato in gioco un sistema di supporto decisamente particolare. Attraverso un video pubblicato su Instagram da Tommaso Zorzi, è emerso l’inedito “gobbo” utilizzato dalla cantante. Per assicurarsi di centrare ogni fonema, Mariah ha optato per una trascrizione fonetica anglofona che ha trasformato i classici versi della nostra tradizione in una guida di lettura quasi esotica. Così, il celebre ritornello “Volare” è stato trascritto come “Voh-lah-reH”, mentre il suggestivo “nel cielo” si è trasformato graficamente in un più sicuro “nell chay-lo”.
Il documento, catturato dallo smartphone di Zorzi, rivela altri dettagli esilaranti della meticolosa preparazione della popstar. Persino passaggi più complessi come “Dal vento rapito” hanno subito una mutazione fonetica radicale per adattarsi alla voce della Carey, diventando sul monitor di servizio un curioso “doll vehn-tow rah-peato”. Un accorgimento che ha garantito una fluidità sorprendente, evitando le tipiche incertezze degli artisti internazionali alle prese con la fonetica mediterranea.
«Il gobbo di Mariah mi devasta», ha commentato ironicamente Tommaso Zorzi nel condividere le immagini che mostrano il backstage della performance. Nonostante l’ironia social, il risultato finale è stato un trionfo: la Carey ha saputo unire la sua straordinaria estensione vocale a una dizione che, grazie a questi “trucchi del mestiere”, è apparsa impeccabile e rispettosa dell’originale. In fondo, la magia delle Olimpiadi passa anche attraverso questi piccoli retroscena che rendono umane persino le divinità del pop globale.


