
È tornata a circolare con forza la truffa della ballerina, uno dei raggiri digitali più subdoli che colpiscono gli utenti WhatsApp sfruttando fiducia e contatti personali. Nelle ultime settimane il fenomeno ha registrato una nuova impennata, in particolare in provincia di Reggio Emilia, dove decine di persone sono rimaste coinvolte in un meccanismo che si propaga rapidamente, creando un vero e proprio effetto domino. Tra le vittime figurano anche amministratori locali, segno di quanto la truffa riesca a superare barriere anagrafiche e livelli di competenza.
Il punto di forza di questo schema fraudolento è la sua apparente innocuità. Nessuna richiesta di denaro immediata, nessun allarme evidente: tutto inizia con un messaggio cordiale, credibile, che arriva da un numero salvato in rubrica. È proprio questo dettaglio a rendere il raggiro particolarmente efficace, perché abbassa le difese di chi lo riceve.
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Come funziona la truffa della ballerina
Il messaggio che avvia la truffa segue uno schema ormai collaudato, con lievi variazioni nel testo ma una struttura sempre riconoscibile. Il mittente si rivolge alla vittima chiamandola per nome e chiede un piccolo favore: votare una bambina per permetterle di accedere a un corso di danza o a una selezione simile. Il tono è informale, empatico, studiato per suscitare partecipazione e urgenza.
All’interno del messaggio è presente un link che rimanda a una pagina esterna. È qui che avviene il passaggio decisivo. L’utente viene invitato a inserire il proprio numero di telefono e un codice ricevuto via SMS. Quel codice, che appare come una semplice conferma, è in realtà la chiave che consente al cybercriminale di prendere il controllo dell’account WhatsApp, estromettendo il legittimo proprietario.
Nel giro di pochi istanti, la vittima perde l’accesso al proprio profilo, alla cronologia delle chat e all’intera rete di contatti. Da quel momento, l’account diventa uno strumento nelle mani dei truffatori.

L’effetto a catena e le vittime illustri
Una volta acquisito il controllo del profilo, i truffatori sfruttano l’identità digitale della vittima per contattare amici, parenti e colleghi, replicando lo stesso messaggio o avviando altre truffe, spesso legate a finte emergenze e richieste di denaro. È così che la truffa si autoalimenta, espandendosi rapidamente all’interno di cerchie sociali ristrette ma molto fiduciarie.
In provincia di Reggio Emilia il fenomeno ha assunto dimensioni rilevanti. Diversi cittadini hanno denunciato la perdita del proprio account WhatsApp e l’impossibilità di accedere ai contatti. Tra i casi emersi figurano anche quelli dei sindaci di Sant’Ilario d’Enza e San Polo d’Enza, che hanno formalizzato la denuncia dopo essere rimasti coinvolti nello schema fraudolento. Episodi che dimostrano come nessuno sia realmente immune.

I segnali da non sottovalutare
Uno degli indizi più chiari dell’avvenuta truffa è la disconnessione improvvisa di WhatsApp o la ricezione di notifiche che segnalano un cambio di numero o di dispositivo non richiesto. In questi casi è fondamentale non confermare alcuna operazione e avviare immediatamente le procedure di recupero dell’account.
Un altro campanello d’allarme è la segnalazione, da parte di terzi, di messaggi inviati a nostro nome che non ricordiamo di aver scritto. In queste situazioni è essenziale avvisare tempestivamente tutti i contatti per evitare ulteriori raggiri.
Come proteggersi dalla truffa
La Polizia Postale ribadisce una regola fondamentale: non cliccare mai su link ricevuti via WhatsApp, nemmeno se provengono da contatti conosciuti. È altrettanto importante non inserire mai il proprio numero di telefono o codici ricevuti via SMS su pagine web di cui non si conosce l’origine.
Un ulteriore strumento di difesa è l’attivazione dell’autenticazione a due fattori, tramite PIN, direttamente dalle impostazioni di WhatsApp. Una misura semplice ma efficace per ridurre il rischio di accessi non autorizzati.
La truffa della ballerina continua a colpire proprio perché fa leva su fiducia, familiarità e buone intenzioni. Riconoscerne i meccanismi è il primo passo per spezzare la catena e impedire che un gesto apparentemente innocuo si trasformi in una perdita totale del proprio profilo digitale.


