
L’Europa si trova davanti a un bivio storico che non ammette ulteriori esitazioni o rallentamenti burocratici. A lanciare l’allarme, con toni che non lasciano spazio a interpretazioni, è il presidente francese Emmanuel Macron. In un’articolata intervista rilasciata a sette testate giornalistiche del continente, l’inquilino dell’Eliseo ha tracciato un quadro impietoso del divario che si sta scavando tra l’Unione e i giganti globali, con particolare riferimento all’egemonia asiatica. Secondo il leader transalpino, il tempo dei rapporti e delle analisi deve ora cedere il passo a una volontà politica ferocemente pragmatica, poiché il contesto internazionale è mutato più velocemente di quanto Bruxelles avesse previsto.
“Rispetto al momento in cui sono stati pubblicati i rapporti scritti da Mario Draghi ed Enrico Letta, la Cina ha accelerato enormemente”, ha osservato Macron, sottolineando come le strategie europee rischino di nascere già vecchie. La potenza di Pechino è certificata dai numeri: “Oggi ha un attivo con il resto del mondo di 1.000 miliardi di euro”. Una massa d’urto economica che, in assenza di una risposta coordinata, minaccia di travolgere le fondamenta stesse del mercato unico.
Il rischio di un’Europa “mercato aperto ai quattro venti”
Il fulcro del ragionamento di Macron risiede nella necessità di una metamorfosi dell’Unione, che deve smettere di essere un semplice spazio di scambio per trasformarsi in un attore geopolitico a tutto tondo. La diagnosi è netta: l’attuale vulnerabilità europea è diventata un vantaggio per gli altri blocchi. “L’Europa deve decidere se diventare una potenza. Se dovessimo rimanere un mercato aperto ai quattro venti, saremmo spazzati via”, ha avvertito con forza il presidente francese.
Questa trasformazione non può più limitarsi a un solo ambito, ma deve abbracciare ogni pilastro della sovranità moderna. Secondo Macron, infatti, l’attuale status quo è insostenibile perché “l’Europa è nei fatti il fattore di aggiustamento del resto del mondo”. Il continente, in pratica, starebbe assorbendo gli squilibri generati dalle politiche aggressive di Stati Uniti e Cina senza avere gli strumenti per controbattere. Per uscire da questa condizione di subalternità, la sfida è chiara: “La domanda è se siamo capaci di diventare una potenza, sul piano economico, finanziario, militare e anche a livello democratico”. Una chiamata alle armi politica che suona come un ultimatum per il futuro dell’integrazione europea.


