
Un caso che gli stessi investigatori hanno definito senza precedenti sta scuotendo la Bulgaria: il ritrovamento di sei cadaveri nelle montagne occidentali del Paese. Una vicenda complessa, con diversi punti ancora oscuri, che la polizia ha paragonato per atmosfera e difficoltà investigative alle trame della serie cult Twin Peaks.
A sottolineare l’eccezionalità della situazione è stato Zahari Vaskov, direttore della direzione generale della polizia nazionale, parlando di un caso mai affrontato prima a livello nazionale. Le piste principali al vaglio degli inquirenti sono quelle di un omicidio-suicidio oppure di una serie di suicidi collegati tra loro.
I primi tre corpi trovati in un camper
La scoperta più recente risale a domenica, quando le forze dell’ordine hanno rinvenuto tre corpi, tra cui quello di un ragazzo di 15 anni, all’interno di un camper nella zona dell’Okolchitsa Peak. Due delle vittime presentavano ferite alla testa provocate da arma da fuoco, mentre per la terza sono ancora in corso accertamenti medico-legali.
Questi decessi sono stati collegati a un triplice omicidio avvenuto una settimana prima in un rifugio di montagna nei pressi del passo di Petrohan Pass, successivamente dato alle fiamme. Anche in quel caso le cause della morte sarebbero riconducibili a colpi d’arma da fuoco.
Il rifugio e il gruppo legato alla natura
Secondo quanto riferito dalla polizia, cinque delle sei vittime erano membri di un’organizzazione non governativa impegnata nella tutela delle aree protette. Il rifugio incendiato veniva utilizzato come base operativa dal gruppo, descritto in alcuni resoconti come composto da volontari che pattugliavano da anni le zone montane vicine al confine con la Serbia, collaborando talvolta con le autorità di frontiera.
Il ragazzo deceduto sarebbe stato il figlio di un amico del gruppo. È certo che le sei persone si conoscessero e frequentassero abitualmente il rifugio.
Le telecamere di sorveglianza esterne alla struttura, le cui immagini sono state diffuse dagli investigatori, mostrano i sei individui salutarsi il 1° febbraio, giorno in cui sarebbero avvenuti i primi tre omicidi. Successivamente, le stesse riprese documentano tre di loro mentre appiccano l’incendio alla capanna.
Spiritualità e fragilità psicologica
Dalle indagini è emerso che i sei praticassero forme di buddismo tibetano, elemento che gli inquirenti stanno valutando nel contesto generale della vicenda, senza al momento attribuirgli un significato diretto sulle cause dei decessi.
Un familiare di una delle vittime avrebbe inoltre parlato di una situazione di forte instabilità psicologica all’interno del gruppo, dettaglio che potrebbe avere un peso nella ricostruzione del contesto relazionale e mentale in cui si sono verificati i fatti.
Le ipotesi della procura
La procuratrice aggiunta Natalia Nikolova, dell’ufficio del procuratore d’appello di Sofia, ha dichiarato che, per entrambe le scene — quella del rifugio e quella del camper — le principali versioni su cui si sta lavorando restano quelle dell’omicidio-suicidio o del suicidio.
Le indagini proseguono su più fronti, tra analisi balistiche, accertamenti medico-legali e ricostruzione dei rapporti tra le vittime, nel tentativo di fare luce su una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica bulgara.


