
Jannik Sinner non ha ancora smaltito la delusione dell’Australian Open. Una ferita sportiva che resta lì, tra pensieri e programmazione, mentre il numero uno azzurro prova a rimettere ordine dopo Melbourne. E proprio in questo passaggio delicato arriva un’altra delusione, più silenziosa ma pesante: riguarda il simbolo più chiaro della continuità nel tennis moderno, il ranking Atp.
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Sinner, Alcaraz e il peso del ranking
Dopo settimane complicate, per Sinner la sensazione è quella di inseguire più che guidare. La vetta, conquistata con talento e lavoro, sembra allontanarsi proprio mentre fisico e calendario suggeriscono prudenza. In questo quadro, un dato racconta più di mille analisi: la corsa al numero uno è anche una questione di settimane, resistenza e presenza costante.
Ed è qui che il duello generazionale entra in una nuova fase, perché non riguarda solo i titoli, ma la capacità di restare davanti quando la stagione si allunga e le energie vanno gestite con attenzione.

Alcaraz allunga nelle settimane da numero uno
Dopo averlo superato nel ranking mondiale con la vittoria agli US Open 2025, Carlos Alcaraz allunga anche in un’altra classifica altamente simbolica: quella delle settimane da numero uno del mondo. Lo spagnolo è tornato in vetta all’Atp e, torneo dopo torneo, ha continuato a macinare punti, consolidando il primato e costruendo basi solide per restarci a lungo.
Sinner, diventato numero uno il 10 giugno 2024, aveva chiuso la sua prima esperienza al vertice con 65 settimane complessive: la quarta striscia più lunga di sempre tra i tennisti arrivati per la prima volta in cima al ranking. Un traguardo storico, oggi però messo sotto pressione dalla continuità del rivale.

I numeri che fanno la differenza
Alcaraz ha già raggiunto quota 58 settimane, eguagliando Jim Courier al tredicesimo posto all time, e ha una concreta possibilità di superarlo già nelle prossime settimane. Numeri che pesano perché diventano narrazione: non solo chi vince, ma chi resta davanti più a lungo.
Per Jannik, nel breve periodo, il controsorpasso appare complicato. La classifica e il calendario parlano chiaro: Carlos non dovrebbe avere difficoltà a restare numero uno almeno fino a fine marzo. L’inerzia è dalla sua parte, mentre l’azzurro ha scelto di rinviare il rientro in campo per gestire energie e condizione dopo settimane intense.

Il calendario dei tornei chiave
Il piano per tornare in vetta, però, esiste ed è scandito da tornei chiave. Il primo snodo è stato Rotterdam, dove Alcaraz non ha giocato perdendo i 500 punti della vittoria dell’anno precedente, una finale combattuta contro Alex De Minaur. Sinner, però, non ne ha approfittato, preferendo posticipare il rientro sul circuito.
La fotografia della classifica è netta: Alcaraz è in testa con 13.150 punti, contro i 10.300 dell’italiano. Un distacco importante, che rende ogni scelta di calendario ancora più decisiva.
Doha, Indian Wells e Miami: dove si gioca la rimonta
A Doha il margine di manovra resta ridotto: Alcaraz difende appena 100 punti e può limitare i danni anche in caso di successo di Sinner. La sfida proseguirà poi a Indian Wells, dove lo spagnolo ha una cambiale più pesante: i 400 punti della semifinale persa contro Jack Draper. Qui l’azzurro, con un buon risultato, potrebbe avvicinarsi sensibilmente alla vetta.
Lo scenario cambia a Miami, dove Alcaraz, eliminato all’esordio nella scorsa edizione, non scarta nulla e parte virtualmente alla pari con Sinner, fermo in quel periodo per la vicenda Clostebol. È un passaggio che, da solo, può spostare percezioni e classifica.
La terra rossa come snodo decisivo
Ma il vero snodo della stagione resta la terra rossa. A Montecarlo lo spagnolo è campione in carica e non può migliorare il bottino, mentre Jannik parte da zero: un successo dell’azzurro potrebbe ridurre le distanze prima di Roma, torneo che ha nell’albo d’oro proprio Alcaraz, con altri mille punti da difendere.
Occasioni anche a Barcellona, dove Carlitos lo scorso anno si fermò in finale. Tutte chance per Sinner, anche se su una superficie che resta terreno di battaglia privilegiato del rivale, come dimostra la vittoria, seppur rocambolesca, al Roland Garros. La corsa al numero uno, insomma, è tutt’altro che chiusa: ma da qui in avanti ogni torneo peserà come un bivio.


