
Sigfrido Ranucci ha risposto alle accuse lanciate da Massimo Giletti durante il programma Lo stato delle cose, in cui il conduttore aveva pubblicato alcune chat tra Ranucci e Maria Rosaria Boccia. Giletti sostiene che Ranucci lo avrebbe accusato di far parte di una “lobby gay”, accusa che il giornalista di Report respinge con forza.
Ranucci chiarisce: «Ho spiegato il senso delle mie chat, ma Giletti ha comunque deciso di interpretarle come un’accusa verso la lobby gay. Questo è falso. Se lui vuole identificarsi in quella lobby, è un problema suo, non mio». Secondo Ranucci, la questione più grave riguarda l’amicizia e i legami professionali tra Giletti, Tommaso Cerno e Marco Mancini, l’ex 007 coinvolto nel caso del rapimento di Abu Omar e nel dossieraggio della security Telecom-Pirelli.
Nel suo lungo post, Ranucci sottolinea che Cerno avrebbe cancellato il nome di Mancini dalle chat pubblicate sulla testata che dirige, Il Giornale, e che sia lui sia Giletti avrebbero sorvolato sulla figura di Mancini, evitando di approfondire i suoi legami con la vicenda.

Secondo Ranucci, Cerno, da direttore dell’Identità, avrebbe realizzato articoli con l’aiuto di Rita Cavallaro, che avrebbe passato veline di Mancini o dei suoi avvocati senza contraddittorio, in stile Luca Fazzo. Una strategia simile sarebbe stata adottata anche da Giletti, che avrebbe promosso la teoria del complotto dei servizi segreti e del Segreto di Stato, smentita da sentenze definitive della Procura e del Tribunale di Roma, a favore di Report.
Ranucci accusa Giletti di aver spacciato per proprie le carte degli avvocati di Mancini, commettendo errori simili nella ricostruzione dei fatti legati all’autogrill, come l’indicazione del casello e del Dpcm in vigore il 23 dicembre 2020. La vicenda sarebbe stata smascherata non da giornali “di parte”, ma da colleghi d’inchiesta come Giacomo Amadori de La Verità.
Il giornalista di Report sottolinea anche il comportamento di Giletti verso le fonti: il conduttore avrebbe tentato di rivelare l’identità di un’insegnante di sostegno, che aveva scattato le immagini di Renzi e Mancini, recandosi con una telecamera nascosta davanti alla scuola dove la donna accompagnava le figlie e rivelando la città in cui viveva.
Ranucci definisce questo gesto una delegittimazione della fonte, che lui considera un atto grave e una violazione della deontologia giornalistica. L’insegnante aveva collaborato con Report fornendo informazioni cruciali per l’inchiesta sull’autogrill.
Il giornalista rivendica quindi la correttezza del suo operato, accusando Giletti e Cerno di strumentalizzare e manipolare le informazioni, spostando l’attenzione su dettagli secondari invece di affrontare le responsabilità di Marco Mancini e il ruolo dei servizi segreti nella vicenda.
La polemica resta accesa, e Ranucci chiude il suo post evidenziando come la delusione umana dichiarata da Giletti non sia giustificata, vista la gravità delle azioni compiute dal conduttore nei confronti delle fonti e della verità giornalistica.


