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Follia Cio, Heraskevych squalificato da Milano-Cortina per il casco contro la guerra in Ucraina

Pubblicato: 12/02/2026 09:30

Vladyslav Heraskevych non gareggerà ai Giochi di Milano Cortina. L’atleta ucraino di skeleton è stato squalificato dal Comitato olimpico internazionale dopo aver annunciato l’intenzione di indossare in gara un casco con le foto degli sportivi ucraini uccisi durante l’invasione russa. Un gesto di memoria che il Cio ha ritenuto contrario alle regole sulla neutralità politica previste dalla Carta Olimpica.

Il casco della memoria e il richiamo all’articolo 50

Alla base della decisione c’è l’articolo 50 della Carta Olimpica, che vieta in campo di gara manifestazioni o messaggi di natura politica. Heraskevych aveva lavorato per mesi al casco commemorativo: una “Spoon River” di volti, ognuno simbolo di una vita spezzata.

Secondo il Cio, l’atleta non avrebbe accettato soluzioni intermedie. L’organizzazione aveva prospettato una fascia nera al braccio come segno di lutto. Il casco, invece, è stato considerato una forma di protesta incompatibile con la neutralità richiesta in gara. Il portavoce Mark Adams ha parlato di una decisione assunta con “compassione e comprensione”, ribadendo che agli atleti resta la possibilità di esprimersi in conferenza stampa.

I nomi e i volti degli atleti uccisi

Heraskevych aveva raccontato pubblicamente alcune delle storie che voleva portare in pista: giovani promesse e atleti affermati, morti al fronte o sotto i bombardamenti. Più di 650 tra atleti e allenatori, secondo i dati diffusi dalle autorità ucraine, avrebbero perso la vita dall’inizio del conflitto.

Tra i nomi ricordati figurano Alina Perehudova, promessa del sollevamento pesi uccisa a Mariupol; Pavlo Ischenzo, pugile caduto nei primi giorni di servizio; Oleksiy Loginov, portiere di hockey morto in combattimento; Ivan Kononenko, sollevatore di pesi caduto a Bakhmut; Mykyta Kozubenko, tuffatore ucciso a Mykolayv; Daria Kurdel, danzatrice sportiva morta sotto i bombardamenti; Yevhen Malyshev, biathleta, e Dmytro Sharpar, pattinatore artistico e compagno di squadra di Heraskevych.

Per l’atleta di skeleton, il casco sarebbe stato l’unico spazio visibile in una disciplina in cui il volto è coperto e la testa in primo piano nelle riprese televisive.

Un precedente di attivismo olimpico

Non è la prima volta che Heraskevych utilizza la ribalta olimpica per lanciare un messaggio. A Pechino 2022 sollevò un cartello con la scritta “No War!”, anticipando di fatto l’invasione russa che sarebbe iniziata poche settimane dopo.

Anche a Milano Cortina, dove era stato designato come portabandiera, aveva cercato una forma di ricordo pubblico. La presenza di atleti russi e bielorussi sotto la sigla di “Atleti Individuali Neutrali” è stata per lui motivo di forte critica.

La reazione di Kiev

La decisione del Cio ha provocato dure reazioni in Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha difeso il gesto dell’atleta, sostenendo che ricordare il prezzo umano della guerra non possa essere considerato una manifestazione politica inappropriata, ma un richiamo alla missione di pace dello sport.

Nel villaggio olimpico, Heraskevych ha annunciato ricorso contro la squalifica. Per lui, l’esclusione rappresenta un tradimento verso chi non potrà mai più tornare su un campo di gara.

Sport e neutralità, un equilibrio fragile

Il caso riapre un dibattito antico: dove finisce la neutralità dello sport e dove inizia il diritto alla testimonianza? Dalle proteste di Mexico ’68 fino alle più recenti manifestazioni simboliche in altri Giochi, il confine tra gesto politico e memoria civile resta sottile.

A Milano Cortina, la linea scelta dal Cio è stata netta: nessun messaggio in gara. Ma l’episodio dimostra quanto la guerra in Ucraina continui a entrare, direttamente o indirettamente, anche nelle arene olimpiche.

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Ultimo Aggiornamento: 12/02/2026 09:45

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