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“Ha collassato in aula”. Crans-Montana, paura per Jessica Moretti: il crollo

Pubblicato: 13/02/2026 14:31

Il campus Energypolis di Sion si trasforma in un’arena di tensione e dolore, dopo la tragedia del Capodanno a Crans-Montana, dove 41 giovani hanno perso la vita, tra cui sei italiani. Le urla dei genitori feriti dall’orrore del rogo accolgono Jessica e Jacques Moretti, gestori del bar Le Constellation, mentre avanzano scortati dai legali: “Assassini, avete ucciso mio figlio, siete dei mostri. La pagherete”.

L’inchiesta sulla strage mette in luce falle nella sicurezza, omissioni e carenze organizzative. Jessica Moretti cede alla pressione emotiva e collassa in aula, ammettendo: “Non sono mai state fatte prove di evacuazione, perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle”. Parole che pesano come macigni sulle responsabilità del disastro.

Mentre i Moretti ipotizzano di destinare lo spazio del bar a memoriale, la rabbia dei familiari esplode fuori dall’aula. La polizia presente è ridotta a un solo agente, insufficiente a gestire l’emozione collettiva e la tensione crescente, tra spintoni, lacrime e accuse dirette ai gestori. Una tensione crescente che avrebbe avuto ripercussioni su Jessica Moretti, che come riportato da Libero Quotidiano sarebbe collassata sul banco degli imputati. Forse per un malore, forse per la difficoltà a trattenere le emozioni e le lacrime.

Le prime immagini inedite del locale subito dopo il rogo confermano l’orrore della notte di Capodanno. I danni materiali, la devastazione, e la drammaticità della scena lasciano senza fiato, testimoniando la gravità di quanto accaduto.

“Siete la mafia, avete pagato 200mila franchi ed è finita!”, urla una madre disperata: “Dov’è mio figlio? Come dormite? Come mangiate?”. Jacques Moretti prova a replicare: “Se dobbiamo pagare, pagheremo. Non esiste la mafia, siamo solo dei lavoratori. Ci assumeremo le responsabilità”.

All’esterno del bar, i familiari non accettano le spiegazioni. Michel Pidoux denuncia: “Dicono che la colpa è di Cyanne, del dj, del Comune, ma mai è colpa loro… questa gente non ha il cuore, solo il cuore dei soldi”. La contestazione sociale sui social network anticipa la furia degli eventi: “Voglio stare davanti a lei… perché ci guardi negli occhi”.

Dentro l’aula proseguono gli interrogatori, mentre fuori il parapiglia cresce. La procuratrice Catherine Seppey invita alla calma, ma le tensioni tra vittime, familiari e gestori del locale restano altissime. L’avvocato Nicola Meier parla di aggressione e di mancanza inspiegabile delle forze dell’ordine.

Nei giorni precedenti, un incontro più riservato tra i familiari e Leila Micheloud aveva provato a canalizzare il dolore: “È stato un momento molto intenso. Li ho incontrati, li ho ascoltati, ma non li ho perdonati”, racconta. Il lutto collettivo e la rabbia dei genitori non trovano ancora pace.

La vicenda di Crans-Montana rimane un dramma aperto, tra dolore, rabbia e domande senza risposta, in cui il ricordo delle 41 vittime spinge a riflettere sull’importanza della sicurezza, della prevenzione e della responsabilità individuale e collettiva.

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