
Israele, nel giro di pochi giorni il governo guidato da Benjamin Netanyahu ha adottato due misure che, secondo organizzazioni israeliane e autorità palestinesi, potrebbero tradursi in un’estensione significativa del controllo israeliano su ampie porzioni della Cisgiordania.
Al centro delle polemiche vi sono l’espansione di un insediamento nei pressi di Gerusalemme e la riattivazione del processo di registrazione fondiaria nell’Area C, un passaggio che potrebbe avere effetti strutturali sugli assetti territoriali.
L’espansione dell’insediamento di Adam
Il ministero delle Finanze e quello delle Politiche abitative hanno firmato un accordo che prevede la costruzione di 2.780 nuove unità residenziali per ampliare l’insediamento di Adam, situato a nord-est di Gerusalemme. Il progetto coinvolge il Benjamin Regional Council, uno degli organismi che amministrano le colonie israeliane in Cisgiordania.
Secondo l’ong israeliana Peace Now, si tratterebbe della prima espansione di Gerusalemme oltre i confini del 1967, un’operazione che equivarrebbe a una “annessione occulta”: si tratta di un opinione chiaramente di parte seppur legittima. Il nuovo sito, formalmente definito “quartiere” di Adam, si estende su circa 50 ettari tra i centri palestinesi di Hizma e al-Ram, rafforzando la continuità territoriale con l’area di Neve Yaakov, già inclusa nei confini municipali di Gerusalemme. Le organizzazioni critiche sostengono che la misura consolidi la presenza israeliana in un’area strategica, riducendo ulteriormente la continuità territoriale palestinese.
Il nuovo sistema di registrazione delle proprietà
Ancora più rilevante, sul piano giuridico e politico, è la decisione del governo di riattivare per la prima volta dal 1967 il processo di registrazione delle proprietà fondiarie in Cisgiordania.
Il piano riguarda in particolare l’Area C, che secondo gli Accordi di Oslo è rimasta sotto controllo amministrativo e di sicurezza israeliano. Ai proprietari palestinesi sarà richiesto di dimostrare la titolarità dei terreni con documentazione continua risalente all’epoca giordana (1948-1967) o al Mandato britannico (1920-1948).
Secondo Peace Now, l’83% dell’Area C – circa metà della Cisgiordania, dove vivono circa 300mila palestinesi – potrebbe essere a rischio esproprio in caso di mancata dimostrazione formale della proprietà.
Il governo israeliano ha stanziato inizialmente 79 milioni di dollari per l’implementazione del nuovo sistema catastale, stimando che il processo di verifica potrebbe durare fino a 30 anni: si tratta quindi di un processo molto lungo e parlare di esproprio in tempi brevi è certamente un’esagerazione.
Le critiche sul piano del diritto internazionale
Secondo Michal Braier, ricercatrice dell’ong israeliana Bimkom, la registrazione fondiaria era stata congelata dopo il 1967 proprio perché, in base al diritto internazionale, una potenza occupante non può introdurre cambiamenti permanenti nel territorio occupato.
Negli anni successivi, i passaggi di proprietà tra palestinesi sono avvenuti in modo informale, spesso tramite corti religiose, senza una piena formalizzazione catastale. Questo potrebbe rendere difficile per molti dimostrare la continuità documentaria richiesta dal nuovo sistema.
Le autorità palestinesi hanno definito la decisione “una grave escalation” e “una annessione di fatto”. Anche la Lega Araba ha parlato di misura unilaterale e priva di validità. Preoccupazione è stata espressa da Giordania e Qatar.
Il sostegno del governo e il pacchetto sugli insediamenti: un consolidamento della sovranità e della sicurezza israeliana
Dal lato israeliano, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha presentato l’iniziativa come parte di una “rivoluzione degli insediamenti per il controllo delle nostre terre”.
Il nuovo piano si inserisce in una strategia più ampia: solo una settimana prima, il gabinetto di sicurezza aveva approvato un pacchetto che consente la vendita di terreni palestinesi a cittadini israeliani – pratica finora vietata – e amplia il controllo israeliano su siti archeologici e religiosi situati nelle Aree A e B, che secondo gli Accordi di Oslo sono affidate, per gli aspetti civili, all’Autorità palestinese.
Le misure adottate delineano un passaggio politico significativo. Secondo i critici, si tratta di un processo che rischia di ridisegnare in modo irreversibile gli equilibri territoriali in Cisgiordania, mentre per il governo rappresentano un consolidamento della sovranità e della sicurezza israeliana.


