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«L’Ucraina sta recuperando terreno». Si rincorrono le voci di un contrattacco

Pubblicato: 18/02/2026 08:04

BASE DELLA 157ª BRIGATA – Droni, droni e ancora droni. Sono l’arma simbolo della guerra tra Russia e Ucraina, lo strumento che ha cambiato il volto del conflitto e che oggi incide su quasi l’80% delle perdite registrate da entrambi gli eserciti. A quattro anni dall’inizio dell’invasione, sono soprattutto i velivoli senza pilota a permettere a Kiev di resistere e, negli ultimi giorni, persino di riguadagnare terreno.

Secondo indiscrezioni rilanciate da blogger militari di entrambi i fronti, le forze ucraine avrebbero riconquistato fino a 200 chilometri quadrati tra mercoledì e domenica scorsi. Si tratta però di avanzamenti nella cosiddetta “zona grigia”, territori contesi e non pienamente controllati, dove la linea del fronte si sposta di pochi chilometri tra propaganda, controffensive e disinformazione.

Nella base della 157ª brigata meccanizzata, nel nord dell’Ucraina, gli ufficiali raccontano che la priorità è difendere le postazioni dei dronisti dagli attacchi russi. «È una corsa tecnologica continua», spiegano. «Noi puntiamo su droni più leggeri in fibra di carbonio, loro su leghe di alluminio. La differenza la fanno autonomia e batterie, spesso di produzione cinese».

La guerra dei droni è anche guerra di comunicazioni. Analisti citati dall’agenzia Agence France-Presse, sulla base dei dati dell’Institute for the Study of War di Washington, sottolineano che – se confermati – i 200 chilometri quadrati rappresenterebbero l’avanzata più significativa di Kiev dal giugno 2023. Un risultato favorito, secondo fonti ucraine, dal recente blocco di Starlink alle forze russe, che avrebbe creato seri problemi di coordinamento al fronte.

Le difficoltà di Mosca sarebbero state aggravate anche dalle restrizioni interne alle comunicazioni online. Il presidente Vladimir Putin ha rafforzato il controllo sulle piattaforme digitali, mentre molti ufficiali russi utilizzavano Telegram per trasmettere ordini alle unità avanzate. Interruzioni e censure avrebbero inciso sull’efficacia operativa, proprio mentre i droni diventano sempre più centrali.

Dal canto suo, il nuovo ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha dichiarato che le perdite russe tra morti, feriti e dispersi avrebbero raggiunto 35 mila uomini a gennaio e 30 mila a dicembre. Mosca smentisce, ma diversi osservatori occidentali ritengono plausibili i numeri. Fedorov ha inoltre evidenziato l’aumento dell’impiego di droni terrestri: oltre 7.000 missioni in un solo mese per compensare la carenza di soldati.

Sul terreno, le avanzate più consistenti sarebbero state registrate nel sud-est, in direzione di Zaporizhzhia e attorno a Huliaipole. Segnalati movimenti anche nel settore di Kharkiv e nel Donbass, in particolare a Kostiantynivka, Novopavlivka e nei pressi della contesa Pokrovsk. Piccoli guadagni tattici che, se consolidati, potrebbero alleggerire la pressione russa sulle aree civili.

Il ministero della Difesa di Kiev mantiene però il silenzio ufficiale. Un alto ufficiale ucraino noto online con il soprannome “Alex” frena gli entusiasmi: «Non è una controffensiva, ma aggiustamenti tattici». Secondo la sua analisi, i russi stanno rafforzando le proprie linee e in alcuni settori la situazione per gli ucraini sarebbe addirittura peggiorata.

In questa guerra di logoramento, la vera protagonista resta la tecnologia militare dei droni. Una competizione industriale e strategica che anticipa i conflitti del futuro: sciami autonomi, batterie più potenti, comunicazioni criptate. Sul fronte russo-ucraino si combatte per pochi chilometri di terra, ma si sperimenta la guerra che verrà.

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