primo piano di cesare battisti

Cesare Battisti, ora, sta prendendo le misure. Della sua cella nel carcere di Oristano, in primis, che ha capito che sarà la sua casa d’ora in poi. Delle sue condizioni e possibilità, che dai racconti dei testimoni pare aver compreso appieno solo una volta trasferito in carcere. Infine, Battisti sta prendendo le misure di ciò che le istituzioni e l’opinione pubblica pensano di lui, il terrorista, il torturatore di proletari”.

Nelle ultime ore le testimonianze di chi lo ha avuto accanto dopo l’arresto ed ha ascoltato le sue parole parlano di un uomo stanco, rassegnato, che però non accenna a voler chiedere scusa.

Sul viale del tramonto

Cesare Battisti ormai non è più un uomo giovane, ha alle spalle una latitanza lunghissima e una vita, malgrado la fuga perenne, vissuta appieno. Ora, il terrorista non torna indietro sui suoi passi, o almeno non come molti vorrebbero, ovvero con delle scuse ufficiali. A riportare alcune sue dichiarazioni, fatte direttamente al direttore del carcere di Oristano, è l’ex deputato Mauro Pili:Non mi dichiaro innocente, ma nemmeno mi accollo tutto ciò di cui mi accusano”, pare abbia detto Battisti.

Sulla pagina Facebook di Pili si legge che Battisti sarebbe arrivato in carcere confuso, abbia chiesto dove si trovava, e si sia lasciato andare a dichiarazioni molto rassegnate: “Ormai è tutto finito! ho 64 anni sono malato, sono cambiato!”. La malattia potrebbe anche essere un asso calato per migliorare le sue condizioni: nessuno sta in isolamento, se necessita di cure frequenti e indispensabili.

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Incastrato da pizza e birra

È l’ironia della sorte a metterci lo zampino, in questa storia: alla fine, dopo decenni di latitanza, un uomo pericolosissimo e scaltro è stato catturato grazie alle sue debolezze: la pizza, la birra, la voglia di passeggiare per strada.

I due poliziotti italiani a capo del team che lo ha incastrato, in collaborazione con i colleghi boliviani, lo hanno seguito e sono stati la sua ombra per tantissimo tempo, finché le sue tracce si sono perse nel nulla. Emilio Russo e Giuseppe Codiposti (Nel buio della rassegnazione, però, hanno raccontato di aver trovato una piccola luce quando il latitante ha riacceso il cellulare, lasciando una traccia abbacinante: è stato costretto a farlo perché doveva ordinare pizza e birra e non poteva farlo senza il cellulare.

In quel momento, gli investigatori sono tornati sulle sue tracce, fino alla cattura avvenuta con il fermo da parte della polizia boliviana. Poi, quando ha capito che il suo fermo era stato deciso e richiesto dagli investigatori italiani, ha capito: “Lui ha capito e c’è rimasto male. È crollato sulla sedia, consapevole di dover passare lungo tempo in carcere”. Da quel momento, da quanto raccontano i poliziotti, non ha cercato di fuggire di nuovo, né ha avuto comportamenti aggressivi: “Ha parlato poco.

Ha detto che non gli piaceva il calcio e che non era tifoso di nessuna squadra. Addirittura non era mai stato al Maracanà”. Ad un certo punto, si è complimentato con gli agenti: “Ci ha detto: “Siete stati bravi, percepivo il fiato sul collo anche se non sapevo quanto tempo ci avreste messo”.

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L’arrivo di Cesare Battisti