Marco Vannini: sua madre avrebbe potuto subire la stessa pena di Ciontoli

Per le proteste in aula la madre di Marco Vannini avrebbe potuto subire una condanna a 5 anni di carcere, gli stessi anni a cui è stato condannato Antonio Ciontoli per aver ucciso suo figlio

La mamma di Marco Vannini, Marina Conte, ha protestato in aula dopo che il giudice in appello ha diminuito la condanna da 14 a 5 anni per Antonio Ciontoli, reo di aver ucciso il ragazzo 20enne con con un colpo di pistola partito dalla sua arma, il 17 maggio 2015. Marco Vannini è deceduto dopo 3 ore trascorse senza essere soccorso. Per queste proteste avrebbe potuto ricevere una condanna a 5 anni di carcere, come quella di Antonio Ciontoli. Un fatto assurdo se si pensa che Marina Conte poteva essere condannata per aver protestato per una sentenza troppo leggera a carico del colpevole della morte di suo figlio di 20 anni e subire una pena di 5 anni di reclusione, uguale proprio a quella subita da Antonio Ciontoli per aver ucciso suo figlio.

Le proteste in aula: cosa ha rischiato Marina Conte

Alle proteste della madre di Marco Vannini per una sentenza che derubrica il reato da omicidio volontario a omicidio colposo riducendo la pena di Antonio Ciontoli da 14 a 5 anni di carcere, il presidente dell’aula ha risposto dicendo: “Questa è un’interruzione di pubblico servizio ai sensi dell’articolo 340 del Codice Penale o anche 343, se volete farvi una passeggiata a Perugia ditelo“.



L’articolo 343 del Codice Penale citato dal giudice prevede la reclusione fino a 5 anni per chiunque commetta oltraggio a un magistrato durante un’udienza, in particolare nell’eventualità in cui venga attribuito al giudice “un fatto determinato“, che in questo caso potrebbe essere proprio l’aver accusato il giudice di aver emesso una sentenza ingiusta. L’articolo 343 recita: “Chiunque offende l’onore o il prestigio di un magistrato in udienza è punito con la reclusione fino a tre anni. La pena è della reclusione tra due e cinque anni se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato“.

Se il giudice avesse notificato il reato di oltraggio a un magistrato in udienza oggetto dell’articolo 343 del Codice Penale, che peraltro il Presidente ha citato, la mamma di Marco Vannini avrebbe quindi rischiato una pena che poteva arrivare a 5 anni di reclusione, uguale a quella subita da Antonio Ciontoli per l’uccisione del ragazzo. L’altro articolo citato dal giudice è il 340 che invece prevede una pena fino a un anno di reclusione per il reato di interruzione di pubblico servizio per chi “cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità“.

La madre di Marco Vannini avrebbe potuto subire la stessa condanna di CiontoliMarco Vannini


Nel caso in cui fosse stato notificato il reato di interruzione di pubblico servizio e il reato di oltraggio a magistrato alla madre di Marco Vannini, i coniugi Vannini avrebbero fatto “una passeggiataa Perugia, perché per il reato commesso contro il giudice della Corte di Appello di Roma avrebbero dovuto poi essere processati presso il Tribunale di Perugia, che si occupa proprio dei casi di reati commessi contro i giudici del collegio di Roma. Di fatto, poteva accadere: la bagarre scoppiata in aula dopo la sentenza a Ciontoli è stata tanta e sono volate parole come “Vergogna!“.

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La madre di Marco Vannini in particolare si è avvicinata al giudice gridandogli contro: “Non in mio nome! Mio figlio c’aveva 20 anni (quando è morto, ndr)”, una frase che esprime il dolore e lo sdegno di fronte alla pena di 5 anni stabilita in appello per Ciontoli, colpevole della morte di suo figlio, ma a causa della quale avrebbe potuto dover rispondere del reato oltraggio a magistrato in udienza o di interruzione di pubblico servizio, finendo in carcere come il colpevole della morte di suo figlio e per la stessa durata di tempo: 5 anni.

Il commento della mamma di Marco Vannini

Federica Sciarelli a Chi l’ha visto? ha spiegato questi passaggi delicati sottesi nelle parole del giudice con i genitori di Marco Vannini in studio. La conduttrice Federica Sciarelli dopo aver letto in studio gli articoli sopracitati si è rivolta a Marina Conte dicendo: “Marina, fino a 5 anni… Rischiavi quanto ha preso Ciontoli“. Marina Conte ha annuito rispondendo con amarezza: “Rischiavo quanto ha preso Ciontoli“. Federica Sciarelli ha poi espressamente detto che il riferimento del giudice al Tribunale di Perugia a lei non è piaciuto, concetto già espresso nella puntata di mercoledì 30 gennaio, quando aveva detto: “Con che coraggio dici ad una madre ‘se volete farvi una passeggiata a Perugia ditelo’”.

Caso Vannini: Ciontoli stessa pena che alla madre di MarcoMarco Vannini


Le parole del giudice peraltro non sono state apprezzate nemmeno dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede che ha riferito di aver avviato tutti gli accertamenti del caso. Dure sono state anche le parole del ministro della difesa Elisabetta Trenta che ha dichiarato espressamente la sua volontà di impedire il reintegro nelle Forze armate di Antonio Ciontoli, una volta scontata la sua pena.

La volontà di Ciontoli di insabbiare quanto successo per salvaguardare il suo posto di lavoro come maresciallo della Marina militare è stata confermata durante il processo anche da un medico al quale Ciontoli, qualificandosi come Carabiniere, avrebbe chiesto di non segnalare che il ragazzo era stato ucciso dal colpo d’arma da fuoco, per preservare il suo lavoro. Il medico gli ha chiuso la porta in faccia. Anche Marina Conte ha detto in trasmissione di ricordare questo passaggio, quella terribile notte. Tutte queste circostanze non hanno però permesso di arrivare in appello a una condanna più severa per Antonio Ciontoli, condannato a 5 anni, come poteva accadere a Marina Conte per aver protestato in aula per quella sentenza che ha stabilito una condanna tanto leggera per il colpevole della morte di suo figlio.