omicidio stefano leo


Continuano le indagini sull'omicidio di Stefano Leo, 33enne ucciso ai Murazzi di Torino il 23 febbraio. Una storia che sarebbe dovuta andare diversamente, un giovane uomo la cui vita non doveva essere spezzata in quel brutale attacco da parte di Said Mechaquat, che avrebbe dovuto trovarsi in carcere. Il 27enne reo confesso avrebbe spiegato di aver scelto quel tratto del Lungo Po perché a pochi metri vive l'ex compagna insieme al figlio e al nuovo fidanzato.

Said Mechaquat: la scelta del luogo un avvertimento all'ex

L'uomo avrebbe confessato durante il colloquio in carcere con l'avvocato Basilio Foti di non aver scelto a caso il luogo in cui appostarsi ed aspettare la sua futura vittima. Mechaquat avrebbe voluto colpire vicino casa della ex compagna Ambra, la quale dopo aver troncato la storia con lui, segnata dalle violenze, si sarebbe rifatta una vita insieme al nuovo compagno. "Non ho scelto per caso il luogo dell’omicidio. L’ho fatto vicino a casa della mia ex perché lei potesse percepire la paura", ha dichiarato il 27enne. Il killer era stato condannato nel 2016 a un anno e 6 mesi proprio per i maltrattamenti e le lesioni aggravate contro l'ex compagna.

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Said Mechaquat
Said Mechaquat

Il padre di Stefano Leo: "Me ne vado, c'è qualcosa che non funziona qui"

Mechaquat sarebbe stato libero per un non meglio chiarito "intoppo burocratico" nel passaggio di documenti tra la Corte d'Appello di Torino e la Procura. Maurizio Leo è intervenuto durante la trasmissione Uno, nessuno 100Milan di Radio24, in cui si discuteva della possibilità che con le pene alternative e l'affidamento ai servizi sociali il 27enne sarebbe stato comunque fuori dal carcere. "Secondo me, queste storie vanno trattate con un po’ più di fermezza e di efficacia. Se questo, dopo un anno e mezzo, avesse ucciso di nuovo, vorrebbe dire che il carcere non serve a niente, che i servizi sociali non servono a nulla. Sul territorio italiano abbiamo in giro persone pericolosissime che, a loro modo, quando gli parte la testa, ammazzano i nostri figli. Non deve più succedere. È questo il punto", ha dichiarato Maurizio Leo.

Stefano Leo. Foto: Facebook
Stefano Leo. Foto: Facebook

L'uomo punta il dito contro l'assurdità di questa situazione: "Ma perché questi sgozzano e non ti accoltellano allo stomaco o alla pancia? Perché vogliono uccidere. E questi sono dati di fatto. Adesso chi va in galera? Chi sconta la pena? Abbiamo giustificazioni per tutti.Io me ne vado dall’Italia, ma scherziamo? C’è qualcosa che non funziona qui. Quando quel ragazzo ha detto che ha ucciso mio figlio perché 'lo vedeva felice', me lo ha ammazzato due volte. Ormai io ho fatto i funerali, non sono uno che va a invocare 40 anni di carcere o l’ergastolo, perché Stefano non me lo restituisce nessuno e vivo per pensare ai miei figli e alla mia famiglia. Però ormai è diventato un cinema. Prima questa dichiarazione di questo personaggio che voleva uccidere qualcuno felice, poi questa storia della Corte d’Appello: ma capite che è tutto assurdo? Neanche nei film c’è una sceneggiatura così. Ma tutti noi, veramente tutti quanti, dovremmo essere un po’ più incazzati perché queste cose non succedano più".