neonato abbandonato

Giorgio è, nonostante tutto, un bambino fortunato. La sua vita non è cominciata nel verso giusto: non ha passato le sue prime ore di vita tra le braccia della madre. È stato abbandonato in un borsone da tennis, lasciato vicino a dei cassonetti nei pressi di un cimitero. Sarebbe morto in poche ore di freddo e di fame, se non fosse stato per un caso fortuito: il passaggio di un’anziana che , visto il fagotto, ha immediatamente chiamato un’ambulanza.

Trovato da chi passava di lì per caso

Solo grazie a un casuale ritrovamento, Giorgio (così è stato chiamato il piccolo) ora è vivo e sta bene.

E, a quanto pare, sono molti coloro che si sono offerti di adottarlo o aiutarlo con tutine e sostentamenti di vario genere. Giorgio è nato prematuro alla 37esima settimana, è lungo 46 centimetri e pesa 2 chili e 700 grammi: quando è stato trovato era probabilmente nato da un’ora al massimo. È arrivato in ospedale cianotico ed è stato immediatamente soccorso perché stava velocemente andando in ipotermia. Porta il nome di Giorgia Cavallaro, infermiera 35enne che per prima lo ha soccorso tenendoselo stretto al petto e dando al piccolo Giorgio, per la prima volta, del calore umano.

Oggi, Il Corriere della Sera ha riportato una lettera che la giovane infermiera ha scritto a Giorgio. Le sue sono parole per il “Giorgio del futuro”: “Mi piacerebbe che un giorno lontano, quando sarai grande, qualcuno possa farti leggere questa lettera. Magari le stesse persone, la tua nuova mamma e il tuo nuovo papà, che nel frattempo avranno trovato le parole giuste per rivelarti com’è cominciata la tua vita con loro”.

È lei che può raccontare  a questo bambino com’è cominciata la sua vita e com’è stato salvato:” Ti avevano rinchiuso lì dentro, adagiandoti sopra una copertina bianca.

La dottoressa ti ha portato nell’ambulanza e ti ha visitato. L’indice di Apgar, che misura i parametri vitali, ci ha detto che stavi bene: è lì che ho capito quanta forza possa starci in un corpicino così piccolo”. Giorgio era freddo, quando lo hanno trovato, ed è lì che Giorgia ha deciso di tenerlo stretto a sé: “Avevi i piedini e le manine gelate, abbiamo alzato il riscaldamento al massimo. Mentre Marco ripartiva ti ho preso in braccio e ti ho posato al mio petto coprendoti con il lenzuolino sterile, una coperta, la mia maglietta, con qualunque cosa potesse restituirti un po’ di calore”. Poi, il momento più toccante, che ha scosso profondamente l’infermiera: Il suono delle sirene ti ha dato uno scrollone, ti sei messo a piangere. È lì che hai aperto gli occhi, mi hai guardata, ti ho fatto una carezza e immediatamente hai cercato di succhiare il dito. Avevi tanta fame. In dodici anni di servizio, non avevo mai provato delle emozioni così intense”.

Certo, rimane un po’ di dolore al pensiero di cosa possa spingere ad abbandonare un bambino appena nato, al dolore che ci può essere, forse, dietro a una scelta così drammatica. C’è anche, da parte di Giorgia, il desiderio di poter adottare il bambino che ha soccorso, ma l’iter adottivo seguirà altre strade: “Ho anche pensato che quella mamma vorrei essere io, che non ho figli. Purtroppo so che non sarà possibile: l’iter per le adozioni è lungo e complicato e c’è qualcuno che ti sta aspettando da molto più tempo di me. Lo dimostrano le chiamate che sto ricevendo: persone che vogliono accoglierti, altre che si offrono di acquistare abiti e latte in polvere”. In parallelo, si cerca la vera madre di Giorgio: forse una minorenne, forse una prostituta della zona.

(foto in alto: ANSA/immagine di repertorio)