Cronaca

Stupro Viterbo, il padre di Licci: “Ho detto a mio figlio di buttare il cellulare”

Per il padre di uno dei due indagati i giornalisti stanno portando avanti un processo mediatico nei confronti dei due ragazzi
Stupro Viterbo, il padre di Licci Ho detto a mio figlio di buttare il cellulare

A pochi giorni dalla notizia dello stupro di Viterbo, il padre di Riccardo Licci, uno dei due indagati, ha rilasciato un’intervista. Roberto Licci ha ammesso di aver consigliato al figlio di buttare il cellulare per aiutarlo. Ha, inoltre, dichiarato di non aver visto quelle foto e quel video che incriminerebbero Licci e Chiricozzi. 

L’ammissione di quel messaggio

Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci avrebbero inviato il video e le foto della violenza ad amici e parenti.

Tra questi anche il padre di uno dei due ragazzi, Roberto Licci. Il signor Licci ha rilasciato un’intervista a La Repubblica, ammettendo di aver consigliato al figlio di gettare il cellulare dopo aver capito la gravità del gesto. Ha mandato quel messaggio “per cercare di aiutarlo. Sono il padre, non ho difficoltà ad ammetterlo: aiutare un figlio non è qualcosa per cui si possa essere incriminati“. Inoltre, ha negato di aver visto le immagini, definite raccapriccianti non solo dagli inquirenti ma anche da chi le ha ricevute: “Non li ho visti e invece li vorrei vedere. Per capire cosa sia successo davvero.

Perché finora il processo lo state facendo voi giornalisti, e questi due ragazzi li avete già condannati“. 

Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi. Immagine: Francesco Chiricozzi/Instagram
Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi. Immagine: Francesco Chiricozzi/Instagram

Le accuse per il presunto stupro di Viterbo

Riguardo alle accuse rivolte al figlio e all’amico, Roberto Licci ha rivolto una dura critica ai giornalisti: “Emergono cose che hanno scritto i giornalisti, e alcune sono già state smentite. Avete parlato di droga dello stupro, ma ve lo siete inventati voi perché nelle carte non c’è da nessuna parte. E avete scritto che i ragazzi hanno intimato alla donna di non dire nulla perché tanto nessuno le avrebbe creduto, e anche questo è completamente inventato“.

Mentre sulla tesi del sesso consenziente, sostenuta della difesa, ha detto: “Vedremo se c’è stato veramente il pugno in faccia. Non voglio entrare nel merito di quello che è successo perché non lo conosciamo ancora. Se mio figlio fosse davvero colpevole sarei il primo a sapere come comportarmi con lui, mi creda. L’ho cresciuto con dei valori“. 

Il carcere di Mammagialla a Viterbo dove si trovano detenuti Chiricozzi e Licci. Immagine: Google Maps
Il carcere di Mammagialla a Viterbo dove si trovano detenuti Chiricozzi e Licci. Immagine: Google Maps

E la vittima?

Ancora incredulo per ciò che è successo e per l’arresto del figlio, il signor Licci sulla vittima non vuole esprimersi.

Vuole aspettare che i fatti vengano accertati e chiariti, e intanto dice: “Non posso dirle nulla, per ora, perché non sappiamo come siano andate realmente le cose. Ma se fosse vero… non siamo mica animali, fosse vero sarei disperato. Io e mia moglie siamo distrutti. È successo da pochi giorni, un fulmine a ciel sereno“. 

Potrebbe interessarti