Novara, Leonardo picchiato a morte la disperazione del padre

Lo scorso giovedì, 23 maggio, è accaduto ciò che non doveva succedere: un bambino di due anni, Leonardo Russo, è morto all’ospedale Maggiore di Novara. La causa del decesso è stata accertata dall’autopsia sul corpo del piccolo. È stato picchiato a morte dalla madre e dal suo nuovo compagno. Il padre di Leonardo ha rilasciato un’intervista nella quale si leggono le sue parole disperate. 

La causa della morte del piccolo Leonardo

Leonardo Russo, il bimbo di 2 anni morto giovedì scorso all’ospedale Maggiore di Novara, è stato picchiato. L’autopsia parla di “lesioni multiple” sul corpo martoriato del piccolo.

Il questore di Novara, Rosanna Lavezzaro, ha detto: “È un omicidio avvenuto in un quadro di maltrattamenti pregressi“. Per tale motivo, nella notte tra venerdì 24 e sabato 25, è stato  disposto il fermo della madre, Gaia Russo, 22 anni, e del compagno, Nicholas Musi, 23 anni. I due erano già stati iscritti nel registro degli indagati. Adesso l’uomo si trova nel carcere di Novara e la donna, che è incinta, ai domiciliari. Sono accusati di omicidio volontario pluriaggravato. La versione della caduta dal lettino del piccolo Leonardo, non aveva convinto gli inquirenti sin dall’inizio.

 

Immagine di repertorio
Immagine di repertorio

Le parole del padre del bambino

Mouez Ajouli, il padre del piccolo Leonardo Russo, rintracciato da La Repubblica, ha rilasciato un’intervista straziante. L’uomo vive in una frazione di Novara, San Rocco, ed è chiuso nel suo dolore, circondato da pochi amici. Ajouli ha raccontato che il bambino non portava il suo cognome per una scelta precisa: “È stata una scelta fatta da me e Gaia per il bene del bambino. Io ho avuto qualche problema con la legge e mi sono stati tolti due figli che avevo avuto prima di Leo“.

Dunque, per evitare di perdere anche Leonardo, hanno deciso di registrarlo con il cognome della madre. Anche se, ha aggiunto l’uomo tristemente, “è accaduto lo stesso. A un certo punto della nostra storia Gaia ha iniziato a dirmi che gli assistenti sociali le avevano consigliato di allontanarsi da me, perché ero una persona con qualche precedente e cose di questo tipo“. 

Questura di Novara. Immagine: Google Maps
Questura di Novara. Immagine: Google Maps

Il rapporto si era deteriorato

Ajouli continuava a vedere il piccolo, ma il nuovo compagno di Gaia Russo, Nicholas Musi, era geloso.

Con il passare del tempo il rapporto si è deteriorato, il padre del bimbo ha detto: “Gaia poi ha iniziato a minacciarmi di stare lontano, altrimenti non mi avrebbe più fatto vedere il bambino. E anche quando vedevo Leo, non era più come prima“. L’ultima volta che lo ha visto è stata due settimane fa e adesso: “Non mi reggo più in piedi dal dolore, mi è caduto il mondo addosso. E penso anche però che il cattivo non ero io“, ha detto Mouez Ajouli.

Che, sfogandosi, ha continuato: “Ho provato ad andare a casa, in ospedale, a casa della mamma di lei, chiamo e non mi risponde nessuno. Mi stanno tutti tenendo fuori da questa storia e io soffro tantissimo“. A un certo punto, i ricordi del tempo passato insieme al figlio prendono il sopravvento sulla rabbia e sul dolore: “Mi vengono in mente tutte le cose che facevamo assieme, quando giocavamo, quando uscivamo assieme. Lo faceva impazzire ascoltare una canzoncina, ‘Volevo un gatto nero’, e io tutte le volte gliela mettevo sul telefonino e gliela facevo sentire. Lui era contentissimo, provava a cantarla e a ricordarsi le parole.

Gli volevo un bene pazzesco“.