prof palermo salvini

Rosa Maria Dell’Aria, la professoressa di Palermo sospesa da 2 settimane non è ancora tornata in servizio, nonostante le rassicurazioni dei ministri Matteo Salvini e Marco Bussetti. La docente è stata sospesa dall’ufficio scolastico provinciale in modo illegittimo, secondo i legali, a seguito del video fatto dai suoi studenti e diventato un caso nazionale.

La sospensione per un video degli alunni

Nella ricerca degli studenti 14enni dell’istituto tecnico Vittorio Emanuele III di Palermo si faceva un parallelo tra le leggi razziali e il decreto Sicurezza. Come è stato spiegato dalla docente e dagli studenti in seguito, in classe si era affrontato il tema delle leggi razziali per la Giornata della memoria, durante la quale era stato proiettato il video.

Non ho nessuna colpa“, ha dichiarato all’Aria che tira Dell’Aria, “non ho impedito la proiezione del video perché era la libera espressione del pensiero dei miei allievi“. Dopo l’incontro con i ministri dell’Interno e dell’Istruzione il caso sembrava rientrato e la prof riabilitata, ma oggi l’Anief annuncia che la sospensione non è stata ritirata e chiede che “entrambi i ministri riferiscano in Parlamento come sono andati i fatti“.

Si va verso il tribunale

In un comunicato, Marcello Pacifico dell’Anief ha fatto sapere che “È servito solo a dare visibilità ai ministri Matteo Salvini e Marco Bussetti l’incontro di giovedì scorso con la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, sospesa dal provveditore di Palermo per omessa vigilanza su un video degli studenti“. La nota riporta che “non ci sarà nessun ritiro della sospensione per 15 giorni dal servizio, come annunciato al termine di quell’incontro“.

A questo punto ci si prepara a portare il provvedimento davanti al Tribunale di Palermo, come fanno sapere gli avvocati che dichiarano di non aver ricevuto nessuna notizia dal ministero.

È incredibile che una docente venga sospesa per due settimane senza che a Roma nessuno ne sapesse nulla. E poi, sull’onda dell’indignazione della scuola e dell’opinione pubblica, caso strano a pochi giorni dal voto per il rinnovo del Parlamento europeo, si annunci l’intenzione di rimediare all’errore da chi sosteneva di non averne i poteri. Ma poi non si fa nulla per dare seguito a tale impegno“, conclude l’Anief.