di maio di battista

Ieri sera Di Maio ha vinto la sua sfida. Lo sapevano un po’ tutti che il voto di Rousseau non avrebbe tradito il capo politico del MoVimento 5 stelle, che infatti ha incassato la fiducia dei suoi con l’80% delle preferenze. Intanto però gli squali si sono affacciati sentendo l’odore del sangue che, dopo la sconfitta al voto delle Europee, si era fatto più intenso.

Di Maio perde le staffe

Da lunedì, quando Luigi Di Maio ha pubblicamente ammesso di aver perso le elezioni, i grandi del MoVimento hanno cominciato ad alzare la voce mettendo in dubbio la leadership del vicepremier.

Su tutti, i nomi di Gianluigi Paragone e di Alessandro Di Battista. Secondo una ricostruzione fatta da La Stampa, il capo politico del MoVimento avrebbe perso le staffe nei confronti del pupillo dei 5 stelle: “Dov’era lui quando io facevo campagna elettorale. A fare il falegname? Scompare, si fa pregare, poi si presenta così, a due giorni dal voto a fare il predicatore“. Ben nota è la capacità di Di Battista di rispuntare sempre al momento giusto, ma anche quella di sparire a lungo e senza troppi problemi, tanto che spesso i giornali si trova a chiedersi dove sia finito Di Battista.

Certo è che per chi resta e si trova circondato, il ritorno del Dibba con tanto di accuse è solo l’ennesima frecciatina di cui non c’era proprio bisogno. Tanto più che, quando si arriva al dunque, nessuno si fa avanti per opporsi a Di Maio, tanto che il voto di ieri sera aveva un risultato così scontato che quasi nessuno gli ha dato molto peso.

Le scuse di Di Battista

Intanto però, prima che venissero diffusi i risultati del voto, Di Battista fa un passo indietro e piega la testa, ma solo per modo di dire.

Come riporta Repubblica, Dibba si sarebbe scusato “Luigi ti chiedo scusa per non aver fatto abbastanza in questi mesi per aiutarti“. Poi il colpo di coda: “Io penso di candidarmi tra 4 anni. Il prossimo giro penso di candidarmi“.

Per ora Di Maio può stare tranquillo, il voto non era neanche stato espresso, che già tutti avevano fatto un passo indietro, poco desiderosi di ritrovarsi dove si trova lui ora, alle prese con un Salvini sempre più forte e con il malcontento generale degli elettori.