Strage di Corinaldo

Cinzia, Corrado e Francesco, sono la mamma, il papà e il fratello maggiore di Benedetta Vitali, una delle vittime della strage di Corinaldo. Questa famiglia, straziata dal dolore, ha voluto esprimere le proprie paure, ma anche la rabbia di non aver ancora visto i responsabili pagare per quella tragica notte.

Un dolore troppo forte che non passerà mai

Non ce la fanno i famigliari di Benedetta Vitali ad andare avanti, è troppo doloroso pensare di non avere più la loro piccola di casa che scorrazza e porta allegria. Già perché aveva 15 anni quando ha perso la vita in quella maledetta Lanterna Azzurra la notte tra il 7 e l’8 dicembre del 2018.

E con la sua età aveva tutta l’energia che hanno gli adolescenti: faceva sport, studiava, amava stare con gli amici, insegnava ai bimbi il catechismo. “Mia sorella Beba, così la chiamavo, era un concentrato di allegria. Io riservato, lei esplosiva, senza Beba la mia vita è dimezzata“, ha detto il fratello Francesco a La Repubblica. “Darei qualunque cosa per ritrovarla qui, che balla da sola con le cuffie, o con le sue amiche Ania e Giulia. Non è giusto morire a 15 anni. Tutto per quella notte assurda, per quel concerto assurdo che non c’è mai stato“, ha continuato il ragazzo.


Ognuno la ricorda come può, la società Volley Pesaro, per la quale giocava Benedetta, ha organizzato un torneo, Trofeo “Ciao Benny!“, dedicato al ricordo della ragazza e delle altre vittime della tragedia.

La paura della famiglia

Mentre le indagini della Procura continuano e il sindaco di Corinaldo è indagato, i parenti di Benedetta Vitali si sentono abbandonati e dimenticati. “Sapete qual è oggi la nostra paura? Essere dimenticati“, ha detto Cinzia, la mamma della 15enne, che ha poi continuato: “Senza aver avuto giustizia per Benedetta. Mentre chi ha causato la sua morte è a piede libero.

E magari sta organizzando altre feste per adolescenti, in magazzini fatiscenti come la discoteca di Corinaldo“. Non c’è ancora un colpevole chiaro per quella notte: “Ci avevano promesso indagini rapide. Aiuti psicologici dal servizio pubblico. Risarcimenti. Invece sei mesi dopo siamo soli con i nostri tormenti. Abbandonati. La notte che ha portato via Benny è senza colpevoli“, ha concluso la madre di Benedetta. Quella di Corrado e Cinzia è l’immagine nitida di due genitori distrutti dal dolore: “Quando sono arrivato lì, nella notte, nostra figlia era già sotto un lenzuolo bianco. Immobile, irriconoscibile, accanto ad altri cinque cadaveri“, ha detto il padre mentre guarda vecchie foto con la sua bambina. 

Il locale della tragedia sotto sequestro. Immagine: Ansa
Il locale della tragedia sotto sequestro. Immagine: Ansa

La rabbia del fratello

Francesco ha 20 anni e molta rabbia per quello che è successo alla sorella: “Mi sono sentito offeso dalla scelta di Sky di chiamare Sfera Ebbasta tra i giudici di X Factor senza nessun rispetto per il nostro dolore“. Il cantante che piaceva a Benedetta era Ultimo, proprio quello al quale gli amici di Asia, un’altra delle vittime, avevano indirizzato un messaggio. “Benedetta amava Ultimo. Non è potuta andare a sentire il suo concerto ad Ancona, per cui aveva comprato i biglietti tanti mesi fa. È morta“, ha raccontato tristemente Francesco Vitali, che ha poi aggiunto: “Siamo andati noi, per lei. Ultimo ha dedicato Farfalla Bianca alle vittime della discoteca. Un cantante vero, non come Sfera che manda messaggi negativi per i ragazzi. No, non guarderò X Factor. Per rispetto a mia sorella e a Mattia, Daniele, Eleonora, Asia, Emma“. Infine, un commento duro sul gesto di Sfera Ebbasta: “È vero, Sfera si è tatuato sulla fronte sei stelline, per ricordare i nostri morti. Ma sono convinto che se gli chiedessi i loro nomi, non se ne ricorderebbe nemmeno uno“. 

Le sei stelle che si è tatuato Sfera Ebbasta. Immagine: Fan Page Sfera Ebbasta/Instagram
Le sei stelle che si è tatuato Sfera Ebbasta. Immagine: Fan Page Sfera Ebbasta/Instagram

Un particolare dell’inchiesta

I genitori continuano a chiedere che la verità emerga, la Procura di Ancona procede lentamente nella ricostruzione degli eventi e della catena di responsabilità, e, intanto, Irene Ciani, l’avvocato della famiglia Vitali ha raccontato di un particolare poco noto: “Approfittando delle prevendite affidate ai ragazzi, gli organizzatori hanno spacciato quella serata come una festa delle scuole, per convincere i genitori a mandare figli“. Proprio così, perché su quei biglietti venduti, ha spiegato il legale, “addirittura, comparivano illegalmente i loghi di molti licei della zona. Così hanno saturato il locale, dove nulla era a norma“.