Cronaca

Processo Cucchi, rinviati a giudizio 8 carabinieri: oggi Casarsa in aula

Per la prima volta il generale Casarsa parla delle relazioni sullo stato di salute di Cucchi e dei dati medici che entrarono in suo possesso subito dopo la morte del geometra
primo piano di stefano cucchi

Sono 8 i carabinieri che a novembre finiranno a processo per il caso Cucchi: si tratta del quarto iter processuale che va ad aprirsi per la morte del geometra romano, e i nomi in questione sono piuttosto noti, perché emersi durante le indagini in corso mentre l’attuale processo andava avanti. In aula, oggi, ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee uno di loro, il generale Alessandro Casarsa, che ha raccontato cosa avvenne nel 2009 quando gli vennero consegnate le relazioni sullo stato di salute di Cucchi.

Sotto accusa i vertici dell’Arma

Coloro che finiranno in aula a novembre (il 12 del mese, per l’esattezza) sono nomi importanti dell’arma dei carabinieri: vertici del corpo, figure che negli anni, mentre la famiglia Cucchi portava avanti la battaglia per scoprire la verità sulla morte di Stefano, facevano carriera.

Diventavano importanti. Nel 2015, la testimonianza del carabiniere Casamassima, seguita nel 2018 dalle parole di Francesco Tedesco, portarono a galla elementi su elementi, che finirono per far emergere un quadro di depistaggi organizzati e di relazioni sullo stato di salute sulle quali vennero predisposti cambiamenti e modifiche. La morte di Stefano Cucchi assunse due versioni: quella vera e quella costruita a tavolino, che ovviamente scagionava l’Arma.

Le parole di Alessandro Casarsa

Il generale Casarsa fu sottoposto a interrogatorio qualche mese fa, e sugli stessi temi è stato riascoltato oggi in aula. Allora il generale era alla guida del gruppo Roma e racconta: “Per me la vicenda è iniziata la mattina del 27 ottobre del 2009 quando ho chiesto al colonnello Cavallo, mio primo collaboratore, di raccogliere tutte le relazioni di servizio che erano state realizzate da tutti i militari che a vario titolo erano entrati in contatto con l’arrestato Stefano Cucchi”.

Casarsa si è poi dichiarato estraneo, all’epoca, del fatto che esistessero più relazioni sullo stato di salute (alcune modificate, altre no): “A me le relazioni che sono state trasmesse erano uniche ed erano originali, non ho mai sentito parlare di modifiche fatte alle relazioni di servizio”.

Casarsa mette in mezzo un’altra figura chiave, l’allora comandante provinciale Vittorio Tomasone: “Io tenevo il contatto con il comandante provinciale non ho mai avuto contatti né con i magistrati né con i medici legali coinvolti in questa vicenda”.

Ilaria Cucchi: “Così decisero a tavolino”

Ilaria Cucchi ha commentato così la deposizione di Casarsa, che ha parlato in aula per la prima volta: “Sento per la prima volta parlare dal vivo il generale Casarsa.

Le note mediche presenti nella sua relazione del 30 ottobre e che anticiperanno le conclusioni di esperti medici legali che ancora dovevano essere nominati sono frutto di informazioni avute quel pomeriggio dal comandante Tomasone. Insomma così decisero a tavolino di che cosa doveva esser morto Stefano Cucchi.Tutto questo sulla nostra testa”.

È stato infatti appurato che, ben prima che i periti medico-legali lavorassero sul corpo di Stefano, alcune informazioni a livello autoptico fossero già arrivate a Casarsa, che invece non avrebbe dovuto avere informazioni del genere in suo possesso.

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